Davos pace globale in bilico mentre Board debutta tra tensioni

A Davos cresce il Board of Peace, ma Londra si sfila con fermezza

Il Board of Peace debutta a Davos con una cerimonia che segna la nascita formale dell’organizzazione internazionale voluta dal presidente americano. L’atto costitutivo, firmato da una ventina di leader, sancisce l’entrata in vigore della carta istitutiva, mentre sul palco si alternano strette di mano e dichiarazioni che puntano a presentare il progetto come un nuovo strumento di coordinamento globale. L’assenza dei principali alleati degli Stati Uniti, però, pesa sul quadro politico e alimenta interrogativi sulla reale portata dell’iniziativa.

Trump rivendica il progetto e rilancia il ruolo dell’Onu

Nel suo intervento, il presidente americano descrive la giornata come “emozionante”, sottolineando come molti Paesi abbiano manifestato interesse a unirsi al Board nonostante le defezioni. Rivendica la scelta di lavorare “in coordinamento” con le Nazioni Unite, che a suo giudizio dispongono di un potenziale ancora inespresso. Ringrazia pubblicamente Tony Blair, presente in qualità di membro del comitato esecutivo, e rimarca la volontà di costruire un organismo capace di intervenire nei principali scenari di crisi.

Trump insiste anche sui risultati ottenuti in politica estera, affermando che il Medio Oriente vive una fase di stabilità e che diversi conflitti sono stati chiusi negli ultimi anni. Sull’Ucraina parla di “progressi concreti” nei colloqui, pur riconoscendo che la guerra si è rivelata più complessa del previsto. Quanto all’Iran, sostiene che Teheran abbia aperto spiragli di dialogo e che le tensioni internazionali stiano gradualmente diminuendo.

Londra si sfila e solleva dubbi sulla presenza di Putin

La scelta del Regno Unito di non firmare il trattato emerge come uno dei passaggi più significativi della giornata. La ministra degli Esteri Yvette Cooper spiega che Londra non ritiene maturi i tempi per aderire, citando la necessità di ulteriori approfondimenti giuridici e, soprattutto, le preoccupazioni legate alla partecipazione del presidente russo Vladimir Putin. Le forze russe sono ancora impegnate nel conflitto ucraino iniziato nel 2022, e per il governo britannico non ci sono segnali credibili di un impegno verso la pace.

Tra i firmatari figurano invece Viktor Orban, unico leader dell’Unione Europea presente, il presidente argentino Javier Milei e la presidente del Kosovo Vjosa Osmani, confermando un fronte eterogeneo ma politicamente vicino alla visione del presidente americano.

Mosca condiziona il contributo al Board allo sblocco degli asset

Dal Cremlino arriva una posizione netta: il miliardo di dollari richiesto ai partecipanti potrà essere versato solo se gli Stati Uniti sbloccheranno gli asset russi congelati sul loro territorio. Il portavoce Dmitry Peskov chiarisce che la questione richiede un accordo formale e che ogni contributo è subordinato a un gesto concreto da parte di Washington. Una condizione che aggiunge un ulteriore livello di complessità ai rapporti già tesi tra le due potenze.

Gaza, Hamas e il possibile accordo politico

Sul fronte mediorientale, fonti palestinesi riferiscono a Sky News in arabo che Hamas sarebbe pronto a consegnare armi e mappe dei tunnel di Gaza in cambio del riconoscimento come partito politico. L’intesa prevederebbe la possibilità per i leader del movimento di lasciare la Striscia senza rischi, con l’impegno degli Stati Uniti a garantire che Israele non proceda ad attacchi futuri contro di loro. Secondo la stessa fonte, però, Israele avrebbe espresso forte contrarietà all’accordo.

Il quadro che emerge da Davos è quello di un organismo appena nato ma già attraversato da tensioni geopolitiche, divergenze strategiche e condizioni poste dai principali attori internazionali. Un debutto che, pur segnando un passo formale importante, evidenzia quanto il percorso verso una piattaforma condivisa di pace resti complesso e irto di ostacoli

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