Nato: Starmer sfida Trump e convoca 35 Paesi per Hormuz

Nato: Starmer sfida Trump e convoca 35 Paesi per Hormuz

Il premier britannico da Londra punta su una coalizione Ue

Nato e sicurezza globale al centro di un terremoto diplomatico che vede il Regno Unito opporsi frontalmente alla nuova linea isolazionista di Washington. Il Primo Ministro britannico, Keir Starmer, ha annunciato ufficialmente la convocazione di un vertice internazionale che vedrà la partecipazione di trentacinque nazioni, tra cui figura l’Italia. L’obiettivo primario di questo incontro, fissato per giovedì, è la definizione di una strategia comune per la riapertura dello Stretto di Hormuz. Questa via d’acqua vitale risulta attualmente paralizzata a causa delle ostilità in corso in Iran, con conseguenze devastanti per il commercio di idrocarburi e gas naturale liquefatto estratti nel Golfo Persico.

Nel corso di una conferenza stampa a Downing Street, Starmer ha preso le distanze dalle recenti affermazioni di Donald Trump. Il leader laburista ha descritto l’organizzazione transatlantica come lo strumento militare più efficiente della storia moderna, ribadendo l’impegno totale di Londra nel sostenere i patti di mutua difesa. Tale presa di posizione giunge in risposta alle dure critiche del presidente statunitense, il quale ha etichettato l’alleanza come una “tigre di carta”, ventilando l’ipotesi di un ritiro definitivo degli Stati Uniti. Secondo il Premier britannico, la protezione garantita per decenni dall’asse atlantico resta un pilastro irrinunciabile per la stabilità del continente europeo. La conduzione operativa del vertice sarà affidata alla ministra degli Esteri Yvette Cooper. L’incontro, che si svolgerà prevalentemente in modalità remota, mirerà a coordinare ogni possibile iniziativa politica e diplomatica per ripristinare la libera circolazione marittima. La priorità assoluta riguarda la messa in sicurezza dei convogli mercantili e la protezione dei marittimi rimasti intrappolati nell’area del conflitto. Di fatto, l’Iran ha imposto un blocco selettivo alle imbarcazioni dei Paesi ritenuti ostili, interrompendo i flussi energetici globali. In questo contesto, la pianificazione militare sarà chiamata a valutare come integrare le capacità dei singoli alleati per rendere lo stretto nuovamente accessibile una volta cessati i combattimenti.

Un elemento di rottura fondamentale rispetto al passato recente riguarda il chiaro segnale di riavvicinamento al Vecchio Continente. Starmer ha sottolineato che, di fronte a uno scenario mondiale estremamente volatile, la tutela dell’interesse nazionale britannico impone una collaborazione molto più profonda con l’Unione Europea. Questo “pivot” verso Bruxelles appare come una necessità strategica di lungo periodo per bilanciare l’imprevedibilità della Casa Bianca. La lista dei firmatari pronti a intervenire per garantire il passaggio sicuro attraverso Hormuz include infatti potenze europee come Francia, Germania, Italia e Paesi Bassi, oltre al Giappone, delineando un fronte di nazioni industrializzate decise a proteggere le proprie rotte commerciali.

Mentre Londra cerca di compattare gli alleati, da oltreoceano giungono segnali di un possibile disimpegno strutturale. Il Segretario di Stato americano, Marco Rubio, ha espresso dubbi sulla reale utilità di mantenere le basi militari in Europa se queste non possono essere utilizzate liberamente per difendere i diretti interessi degli Stati Uniti. Secondo Rubio, l’alleanza non può trasformarsi in una “strada a senso unico” dove gli oneri ricadono esclusivamente su Washington. Queste dichiarazioni, unite alla visione di Trump, suggeriscono che al termine dell’attuale conflitto il valore della cooperazione atlantica sarà sottoposto a una revisione radicale, mettendo potenzialmente fine a un’era di supremazia militare condivisa.

 

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*