Donbass nodo cruciale, intesa vicina ma Mosca frena
Donald Trump ha ospitato Volodymyr Zelensky nella lussuosa dimora di Mar-a-Lago, in Florida, per un vertice cruciale mirato a sbloccare il negoziato sulla guerra in Ucraina. L’incontro, durato quasi tre ore, ha registrato progressi significativi su un piano di pace ridotto a venti punti, con il leader ucraino che ha annunciato una convergenza al 90% sui termini essenziali. Trump ha elogiato la serietà di entrambe le parti, definendo Zelensky un combattente valoroso e Putin un interlocutore determinato, pur ammettendo la complessità del dossier, il più arduo tra quelli risolti nel suo mandato.
Prima del faccia a faccia, il presidente americano ha intrattenuto una conversazione telefonica di oltre un’ora con Vladimir Putin, descritta dal Cremlino come costruttiva e propedeutica a ulteriori scambi. Il Cremlino ha rigettato l’idea di una tregua temporanea di sessanta giorni, sostenendo che prolungherebbe solo il conflitto, e ha insistito su una decisione netta di Kiev riguardo al Donbass, inclusa la porzione non ancora sotto controllo russo. Zelensky ha aperto a soluzioni innovative, come un referendum sulle concessioni territoriali o elezioni anticipate post-2019, purché garantite da sicurezza adeguata, spostando così l’onere su Mosca in caso di stallo.
Leader europei, collegati in videoconferenza, hanno partecipato attivamente: Giorgia Meloni ha invocato unità ferrea tra alleati, mentre altri hanno concordato un summit a Washington a gennaio per finalizzare garanzie di sicurezza, con Washington pronta a sostenere Kiev nonostante la distanza geografica. Trump ha ventilato opportunità economiche post-intesa e un framework di difesa solido, lodando i partner europei come fondamentali nel sostenere l’Ucraina futura. Il resort, edificato negli anni Venti da Marjorie Merriweather Post e acquisito da Trump nel 1985, si conferma epicentro della diplomazia, trasformato da club esclusivo in “seconda Casa Bianca” per vertici globali.
Zelensky ha descritto l’incontro come una svolta, con il restante 10% del piano concentrato su nodi critici come la centrale di Zaporizhzhia, contesa tra Kiev – che ne vuole gestione condivisa con gli Usa – e Mosca. Durante la cena informale, le delegazioni hanno chiuso in clima disteso, con consiglieri come Jared Kushner e l’inviato Witkoff al fianco di Trump, e il ministro ucraino Umerov accanto a Zelensky. Oggi Trump incontrerà Benjamin Netanyahu per discutere la fase successiva a Gaza, mentre Mosca annuncia gruppi di lavoro congiunti su economia e sicurezza da gennaio. Il Donbass permane l’ostacolo decisivo, con opzioni come referendum parlamentare demandate ai cittadini ucraini, ma senza cedimenti da parte russa.

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