Mojtaba khamenei, evacuazione a mosca tra silenzi e tensioni

Mojtaba khamenei, evacuazione a mosca tra silenzi e tensioni

Indiscrezioni su un trasferimento segreto mentre Teheran tace

Le indiscrezioni sul presunto trasferimento di Mojtaba Khamenei in Russia alimentano nuove tensioni nel quadro già instabile della politica iraniana. Secondo ricostruzioni diffuse da media internazionali, la nuova Guida Suprema sarebbe stata evacuata in segreto verso Mosca per ricevere cure mediche dopo le ferite riportate nei raid congiunti di Stati Uniti e Israele che hanno colpito i vertici della Repubblica islamica nelle prime fasi del conflitto, raid in cui è rimasto ucciso l’ayatollah Ali Khamenei.

Evacuazione riservata e intervento chirurgico

Il quotidiano kuwaitiano Al‑Jarida, citando fonti ritenute vicine ai servizi regionali, ha riferito che il leader 56enne sarebbe stato trasferito il 12 marzo a bordo di un velivolo militare iraniano. Le stesse fonti parlano di un intervento chirurgico eseguito in una struttura russa, probabilmente per gravi lesioni a una gamba riportate durante gli attacchi che hanno decapitato parte della leadership di Teheran.

Le autorità iraniane non hanno confermato né smentito la ricostruzione, mantenendo una linea di assoluta riservatezza. La versione ufficiale diffusa nei giorni successivi agli attacchi sosteneva che Mojtaba Khamenei fosse rimasto solo lievemente ferito e pienamente in grado di esercitare le sue funzioni.

Il silenzio del Cremlino e le ipotesi sulla sicurezza

A Mosca, il Cremlino ha scelto una posizione di chiusura. Il portavoce Dmitry Peskov ha liquidato le domande dei giornalisti con un secco “non commentiamo tali notizie”, evitando qualsiasi riferimento alla possibile presenza del leader iraniano sul territorio russo. Secondo alcuni analisti, il trasferimento potrebbe essere stato deciso non solo per ragioni mediche, ma anche per garantire un livello di protezione impossibile da assicurare in Iran nelle ore successive agli attacchi.

Teheran tra incertezza e transizione

Le voci sull’evacuazione arrivano in un momento di forte instabilità interna. La morte dell’ayatollah Ali Khamenei, avvenuta il 28 febbraio, ha aperto una fase delicata per la Repubblica islamica, con il passaggio di poteri al figlio Mojtaba in un contesto segnato da tensioni militari, pressioni internazionali e lotte interne per il controllo delle istituzioni.

La leadership iraniana continua a ribadire che la nuova Guida Suprema è “in buona salute e pienamente operativa”, ma l’assenza di apparizioni pubbliche e la diffusione di ricostruzioni sempre più dettagliate alimentano dubbi sulla reale situazione clinica del leader e sulla stabilità del sistema di potere a Teheran.

In un quadro regionale già segnato da escalation e incertezze, il mistero sul destino di Mojtaba Khamenei aggiunge un ulteriore elemento di opacità a una crisi che continua a evolversi senza segnali di distensione.

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