Il Senatùr muore a 84 anni: storia e controversie
Si è spento a 84 anni Umberto Bossi, fondatore della Lega Nord e figura tra le più influenti e controverse della politica italiana degli ultimi decenni. Il decesso è avvenuto in serata a Varese, città simbolo della sua lunga carriera politica e del radicamento territoriale del movimento che ha guidato per anni.
La sua parabola pubblica inizia lontano dai palazzi del potere. Dopo un percorso universitario incompiuto in medicina all’Università di Pavia e una prima esperienza personale segnata da un matrimonio fallito, Bossi si avvicina alla politica muovendo i primi passi nel Partito Comunista Italiano. Tuttavia, è l’incontro con i movimenti autonomisti a determinare la svolta decisiva. Nel 1979 conosce Bruno Salvadori e nello stesso periodo stringe un rapporto politico destinato a durare con Roberto Maroni.
Negli anni successivi si impegna nella costruzione di una rete di movimenti autonomisti del Nord Italia, fino alla fondazione, nel 1984, della Lega Autonomista Lombarda, destinata a evolversi nella Lega Nord. Da segretario nazionale, Bossi imprime una forte accelerazione alla crescita del partito, che nel giro di pochi anni conquista i primi seggi nei consigli comunali e approda in Parlamento.
Nel 1987 viene eletto al Senato, incarico che gli vale il soprannome di “Senatùr”. La sua leadership si consolida negli anni successivi, anche grazie al progressivo indebolimento dei partiti tradizionali travolti dalle inchieste di Tangentopoli. Nel 1989 entra al Parlamento europeo e nel 1992 ottiene uno dei risultati elettorali più rilevanti del panorama nazionale.
Non mancano, tuttavia, le ombre. Nel 1993 viene coinvolto nell’inchiesta Enimont e ammette di aver ricevuto finanziamenti illeciti, circostanza che porta a una condanna a otto mesi. Nonostante ciò, la sua carriera politica prosegue senza interruzioni significative.
Determinante è l’alleanza con il centrodestra guidato da Silvio Berlusconi. Nel 1994 la Lega entra per la prima volta al governo, ma l’esperienza si interrompe dopo pochi mesi a seguito del ritiro del sostegno da parte dello stesso Bossi. Negli anni successivi il rapporto con il centrodestra attraversa fasi alterne, fino alla ricomposizione dell’alleanza nei primi anni Duemila.
Durante i governi Berlusconi II e III, Bossi ricopre nuovamente il ruolo di ministro delle Riforme, promuovendo nel 2009 il progetto di federalismo fiscale, uno dei pilastri della sua visione politica. Il tema dell’autonomia regionale resta infatti centrale nella sua azione, contribuendo a ridefinire il dibattito istituzionale italiano.
La sua vicenda personale è segnata anche da gravi problemi di salute. Nel 2004 è colpito da un ictus che ne compromette le condizioni fisiche, costringendolo a un lungo periodo di riabilitazione. Nonostante le difficoltà, torna sulla scena politica nel 2005.
Nel 2012 lascia la guida della Lega Nord in seguito a vicende giudiziarie che coinvolgono il partito e la sua famiglia. Il ritiro, tuttavia, è solo temporaneo: poco più di un anno dopo tenta di riconquistare la leadership, senza successo, segnando l’inizio di un rapporto complesso con la nuova dirigenza.
Umberto Bossi lascia un’eredità politica significativa, segnata da battaglie per l’autonomia territoriale, scelte controverse e una presenza costante nel dibattito pubblico. La sua figura resta indissolubilmente legata alla trasformazione della Lega e al cambiamento degli equilibri politici italiani.
“Con tutta Forza Italia piango la scomparsa di Umberto Bossi, leader storico e fondatore della Lega. Grande amico di Silvio Berlusconi, politico di grande intelligenza, è stato un protagonista di primo piano del cambiamento in Italia. Alla sua famiglia un grande abbraccio ed una preghiera perché riposi in pace”, scrive su X il ministro degli Esteri e leader di Fi, Antonio Tajani.

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