Un piano per fermare i trafficanti di uomini nella città
Roma, 7-02-2026 – La frontiera della sicurezza europea si sposta nel mondo virtuale per combattere una delle piaghe più drammatiche del nostro secolo. Tra il 4 e il 5 febbraio scorsi, la città olandese de L’Aia ha ospitato un vertice strategico presso la sede di Europol, durante il quale lo SCO (Servizio Centrale Operativo) della Polizia di Stato italiana ha svelato una progettualità pionieristica. L’obiettivo è dichiarato: smantellare il cosiddetto digital smuggling, ovvero l’utilizzo dei social network come vetrina commerciale per il traffico di esseri umani. I trafficanti, infatti, sfruttano piattaforme globali per vendere traversate della speranza attraverso il deserto e il Mediterraneo centrale, promettendo rotte sicure che spesso si rivelano trappole mortali, come riferisce il comunicato dell’Ufficio Stampa Polizia di Stato.
L’iniziativa italiana si incardina nel nuovo ciclo operativo 2026-2027 di Empact, l’architettura multidisciplinare europea dedicata al contrasto delle minacce criminali. Questa piattaforma rappresenta il fulcro della cooperazione tra Stati membri, agenzie internazionali e partner privati, uniti per identificare i rischi posti dalle mafie transnazionali. L’Italia ricopre un ruolo di assoluta preminenza in questo scacchiere, partecipando a ben 152 delle 285 azioni previste dal programma complessivo. Il coordinamento tecnico è affidato allo SCIP, l’organo del Dipartimento della Pubblica Sicurezza incaricato di tessere le fila della collaborazione internazionale tra le forze di polizia di tutto il mondo.
Un pilastro fondamentale della strategia italiana risiede nella collaborazione con i giganti del web, in particolare con Meta. Grazie a questa sinergia, supportata dall’autorità delle Procure della Repubblica, gli investigatori dello SCO sono riusciti a monitorare e richiedere la chiusura di oltre 1.200 account Facebook. Questi profili venivano utilizzati per adescare potenziali migranti, offrendo servizi di trasporto illegale che minimizzavano i pericoli estremi del viaggio. Dietro immagini patinate e promesse di libertà si nascondevano spesso condizioni di vita degradanti, rischi di naufragio e, nei casi più gravi, il pericolo concreto di subire torture e sequestri di persona a scopo estorsivo lungo le rotte migratorie.
Oltre al monitoraggio del cyberspazio, l’azione denominata “Central Med” punta a consolidare un fronte comune che coinvolga direttamente i Paesi di origine e transito dei flussi. L’idea è quella di creare un flusso bidirezionale di informazioni e competenze tecniche per prevenire le partenze illegali e colpire le centrali finanziarie dei clan. Mettere a fattore comune le esperienze investigative acquisite sul campo dalla Polizia di Stato permette di creare uno scudo più efficace contro i mercanti di uomini. Solo attraverso uno scambio tempestivo di dati sensibili è possibile anticipare l’evoluzione delle tattiche criminali, che diventano ogni giorno più sofisticate e tecnologicamente avanzate.

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