Cremlino gela Usa: no telefonata dopo 16 ottobre, tensioni su Ucraina
Il confronto tra Donald Trump e Vladimir Putin continua a generare contraddizioni che pesano sul fragile equilibrio dei colloqui di pace. La domanda resta aperta: quando si sono sentiti l’ultima volta i due leader? Dal lato americano, il presidente ha parlato di contatti recenti, mentre dal Cremlino è arrivata una netta smentita. La distanza tra le versioni mette in luce quanto sia difficile costruire fiducia in un contesto segnato da guerra e diplomazia incerta.
Dallo Studio Ovale, Trump ha raccontato di aver avuto un dialogo con Putin nelle ultime settimane. Ma la voce ufficiale di Mosca, il portavoce Dmitry Peskov, citato dall’agenzia Tass, ha chiarito che non ci sono state telefonate dopo quella del 16 ottobre. In quell’occasione, il tycoon aveva definito la conversazione “molto produttiva”, mentre il consigliere russo Yuri Ushakov aveva sottolineato come Putin si fosse congratulato con Trump per i risultati ottenuti nella gestione della crisi a Gaza. Tuttavia, lo stesso leader russo aveva avvertito che la fornitura di missili Tomahawk a Kiev avrebbe potuto incrinare i rapporti tra Usa e Russia, rendendo più arduo il percorso verso la pace in Ucraina.
La prospettiva di un nuovo incontro tra i due presidenti, dopo il vertice estivo in Alaska, si è progressivamente allontanata. L’ipotesi di Budapest come sede è sfumata, e Trump ha alternato momenti di fiducia a dichiarazioni di delusione per l’atteggiamento di Mosca. Gli attacchi con missili e droni, che non si sono mai fermati, hanno reso evidente la difficoltà di trovare un terreno comune.
Ieri, al termine dei colloqui di Berlino con i leader europei, Trump ha mostrato un volto ottimista. “Non siamo mai stati così vicini alla pace”, ha detto, sottolineando l’intenzione di costituire una forza multinazionale a guida europea per sostenere Kiev. Ma le parole del presidente americano si sono scontrate con la fermezza di Mosca. Il vice ministro degli Esteri Sergei Ryabkov, intervistato da Abcnews, ha ribadito che la Russia non accetterà mai la presenza di truppe Nato in territorio ucraino, nemmeno sotto forma di coalizione esterna all’Alleanza Atlantica.
Ryabkov ha comunque lasciato intravedere uno spiraglio, parlando di parti “sull’orlo” di una soluzione diplomatica. Ha dichiarato che Mosca è pronta a un accordo, purché vengano rispettate le richieste territoriali avanzate da tempo. “Ne abbiamo cinque e non possiamo accettare compromessi”, ha affermato, confermando la linea dura del governo russo.
Sul fronte opposto, anche tra Kiev e Washington persistono divergenze. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, dopo un incontro con il cancelliere tedesco Friedrich Merz, ha ammesso che le questioni territoriali restano un nodo irrisolto. “Abbiamo ancora posizioni differenti”, ha detto, evidenziando la complessità di un negoziato che non riesce a sciogliere i punti più delicati.
Il quadro che emerge è quello di un dialogo fragile, dove Trump cerca di mostrare fiducia e di rassicurare gli alleati europei, mentre Putin mantiene una linea di fermezza. La fonte del comunicato, l’agenzia Tass, ha contribuito a chiarire la posizione russa, rendendo evidente la distanza tra le dichiarazioni americane e quelle di Mosca.
La sensazione è che la strada verso la pace sia ancora lunga e tortuosa. Gli sforzi diplomatici proseguono, ma le divergenze su territori e sicurezza restano barriere difficili da superare. In questo scenario, le parole ottimistiche di Trump si scontrano con la realtà dei fatti, mentre la Russia ribadisce la propria contrarietà a qualsiasi presenza militare straniera in Ucraina.
Il futuro dei negoziati dipenderà dalla capacità delle parti di trovare un compromesso che tenga insieme interessi divergenti e richieste difficili da conciliare. Per ora, il dialogo tra Usa e Russia appare sospeso tra speranza e diffidenza, con l’Europa chiamata a svolgere un ruolo decisivo.
(Sid/Adnkronos)

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