Kimmel, duro monologo contro Trump dopo il post sul regista ucciso
Jimmy Kimmel, conduttore e produttore del late show “Jimmy Kimmel Live” in onda sulla Abc, ha dedicato l’ultima puntata a un attacco frontale contro Donald Trump, accusandolo di avere reagito con cinismo e disumanità all’omicidio del regista Rob Reiner, accoltellato a morte insieme alla moglie. Nel suo intervento, rilanciato dai media statunitensi e ricostruito nel comunicato diffuso dalla stessa Abc, Kimmel ha definito “odiose e vili” le parole dell’ex presidente, che sui social aveva attribuito la morte del cineasta alla “Trump Derangement Syndrome”, la presunta “malattia mentale” dei suoi critici che lui stesso indica con l’acronimo Tds.
Secondo Kimmel, in un momento segnato da uno shock collettivo per il violento omicidio del regista, il Paese avrebbe bisogno prima di tutto di “buon senso, compassione e leadership”. Qualità che, a suo giudizio, Trump non ha mostrato, scegliendo invece la strada dell’insulto e della provocazione. “Al posto di una guida – ha scandito Kimmel dal palco del suo show – ci ritroviamo con uno sciocco che blatera sciocchezze”, un passaggio che la produzione del programma, fonte del comunicato, ha voluto riportare integralmente per restituire il clima del monologo.
Il presentatore ha raccontato di avere inizialmente pensato che il post di Trump su X fosse un falso, tanto lo aveva giudicato estremo persino per gli standard del tycoon. È stata la moglie a mostrargli il messaggio sullo smartphone, convincendolo che quelle parole – in cui l’ex presidente sosteneva che Reiner fosse morto “a causa della rabbia che aveva provocato negli altri” con la sua “grave, irriducibile e incurabile malattia mentale” – erano autentiche. “Niente è mai troppo per lui”, ha chiosato Kimmel, tra gli applausi del pubblico in studio.
Nel comunicato della Abc si ricorda come il rapporto fra Kimmel e Trump sia da anni segnato dallo scontro aperto, al punto che lo scorso settembre l’emittente aveva temporaneamente sospeso il “Jimmy Kimmel Live” dopo alcune durissime battute del conduttore sull’atteggiamento del movimento Maga in seguito all’assassinio dell’opinionista conservatore Charlie Kirk. La chiusura del talk aveva scatenato polemiche politiche, prese di posizione di attori, registi e comici, e alla fine il network era tornato sui suoi passi, riportando in palinsesto la trasmissione.
Nel nuovo attacco, Kimmel ha ripercorso anche la successiva conferenza stampa alla Casa Bianca, in cui a Trump – ha spiegato il conduttore, citato dal comunicato – era stata data “l’opportunità di tentare di nuovo di comportarsi da essere umano” e di correggere il tiro su Reiner. L’ex presidente, tuttavia, avrebbe scelto ancora una volta lo scontro, rilanciando il concetto di “Sindrome dello squilibrato di Trump”, insistendo sul fatto che il regista “si fosse rovinato da solo la carriera” e arrivando a descriverlo come “un vero male per il nostro Paese”.
A quel punto il monologo del presentatore si è fatto ancora più personale. Rivolgendosi alla telecamera, Kimmel ha definito il cervello di Trump “corroso” e “responsabile delle nostre vite”, invitando gli elettori che in passato lo hanno sostenuto a riconsiderare la propria scelta. “Se avete votato per lui – ha detto – potete ripensarci: è perfettamente normale”. Parole che, secondo la ricostruzione della fonte del comunicato, hanno raccolto un lungo applauso in studio.
Kimmel ha poi ricordato il suo rapporto con Reiner, sottolineando di averlo conosciuto e stimato sul piano umano e professionale. Sulla base di queste frequentazioni personali, ha detto di essere convinto che il regista “avrebbe voluto che continuassimo a evidenziare le atrocità ripugnanti che escono dalla bocca di quest’uomo malato e irresponsabile”. Per il conduttore, il modo migliore per onorare la memoria del cineasta sarebbe dunque proseguire nella denuncia pubblica dei messaggi di odio e delegittimazione che, a suo giudizio, arrivano dall’ex presidente.
“Continueremo a farlo, ancora e ancora, finché tutti non ci sveglieremo”, ha promesso Kimmel, chiudendo un intervento che, nei toni e nei contenuti, somigliava più a un commento politico che a un segmento di intrattenimento. Secondo la Abc, che ha diffuso il resoconto dell’episodio, il suo j’accuse contro Trump si inserisce nella scia di una stagione televisiva in cui i late show americani, da tempo, mescolano satira e analisi dell’attualità, trasformando i palchi degli studi tv in una tribuna permanente di critica al potere.
(Ife/Adnkronos)

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