Operazione antidroga Carabinieri DDA fermano 4 per cocaina

Operazione antidroga Carabinieri DDA fermano 4 per cocaina

Blitz Carabinieri DDA, 4 fermi per droga in operazione a Roma

Una vasta operazione antidroga coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma ha portato all’esecuzione di un decreto di fermo nei confronti di quattro persone, tre straniere e un cittadino italiano, gravemente indiziate di far parte di un’associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti. L’azione è stata condotta dai militari della Arma dei Carabinieri, in particolare della Sezione Operativa della Compagnia di Civitavecchia.

L’indagine, avviata nell’agosto 2025, ha permesso di ricostruire una rete criminale strutturata con ramificazioni tra la Capitale e il litorale nord del Lazio, con collegamenti internazionali verso il Sud America e rapporti con ambienti della criminalità organizzata calabrese e campana.

Una rete transnazionale e una filiera della cocaina

Secondo quanto emerso dalle indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, il gruppo avrebbe gestito l’importazione di ingenti quantitativi di cocaina, con un volume stimato di circa 800 chilogrammi l’anno. La struttura criminale sarebbe stata organizzata con ruoli distinti e una catena logistica altamente sofisticata.

Al vertice operativo sarebbero stati individuati un broker internazionale di origini dominicane, un referente colombiano incaricato della gestione delle importazioni e dei contatti con i fornitori esteri, un intermediario romano responsabile della distribuzione sul mercato del centro Italia e un soggetto di origine calabrese specializzato nella fornitura di veicoli con doppi fondi e vani occulti.

Modalità di traffico e metodi di occultamento

Le modalità di introduzione della droga in Italia avvenivano attraverso canali diversificati. Da un lato, il trasporto via terra dalla Spagna mediante auto modificate con sistemi di occultamento; dall’altro, spedizioni marittime da porti sudamericani, con particolare riferimento all’area di Guayaquil, in Ecuador, attraverso il lancio in mare di borsoni recuperati successivamente con coordinate GPS.

Non mancava l’utilizzo di corrieri cosiddetti “ovulatori”, impiegati per trasportare stupefacente ingerito in ovuli, con l’obiettivo di eludere i controlli aeroportuali e di frontiera.

Laboratorio clandestino scoperto in Calabria

L’operazione ha raggiunto un punto cruciale con la scoperta di un laboratorio di raffinazione clandestino nelle campagne di Sant’Agata del Bianco, in provincia di Reggio Calabria. Nel sito, individuato dai Carabinieri della Compagnia di Bianco, sono stati sequestrati macchinari, presse idrauliche, stampi e forni a microonde.

All’interno della struttura sarebbero state rinvenute oltre 500 chilogrammi di sostanze utilizzate per il taglio e la lavorazione della droga, destinate ad aumentare il volume dello stupefacente e massimizzare i profitti dell’organizzazione.

Pagamenti in criptovalute e struttura economica

Le indagini hanno inoltre evidenziato un sistema di gestione dei proventi basato su circuiti finanziari illeciti e sull’utilizzo di moneta virtuale, con l’obiettivo di eludere i controlli bancari tradizionali. Le comunicazioni tra gli indagati avvenivano attraverso linguaggi criptati e nomi in codice per indicare le diverse tipologie di sostanze.

Secondo gli inquirenti, l’organizzazione avrebbe adottato un approccio di tipo imprenditoriale, con margini di profitto elevati e una gestione attenta delle fluttuazioni del mercato della cocaina.

Indagini in corso e presunzione di innocenza

Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari. Tutti gli indagati devono pertanto essere considerati presunti innocenti fino a eventuale sentenza definitiva. Le attività investigative proseguono per definire ulteriori responsabilità e ricostruire l’intera rete dei collegamenti internazionali del gruppo criminale.

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