Il giudice stronca il “test carrello” e condanna il supermercato
Il tribunale del lavoro di Siena ha annullato il licenziamento del cassiere Fabio Giomi, 62 anni, ordinando il reintegro immediato in servizio e imponendo a Pam Panorama il pagamento delle mensilità arretrate e delle spese legali, dopo il contestato “test del carrello” effettuato nel punto vendita del centro commerciale Porta Siena. La sentenza – come scrive Eleonora Rosi su La Nazione -, firmata dal giudice Delio Cammarosano, smonta l’impianto disciplinare costruito dall’azienda sul mancato rilievo di merce occultata da un ispettore che si era finto cliente e trasforma il caso in un segnale forte sulle condizioni di lavoro nel commercio.
Sentenza e motivazioni
Secondo la decisione del giudice, il licenziamento del cassiere è illegittimo e il lavoratore deve essere reintegrato con effetto immediato, senza alcuna sanzione disciplinare residua. Il tribunale ha inoltre condannato Pam Panorama a corrispondere a Giomi le retribuzioni maturate dal giorno dell’allontanamento, oltre alle spese processuali e al risarcimento del danno.
La pronuncia mette in discussione il ricorso a controlli “in trappola” come il cosiddetto test del carrello, usato per verificare la capacità dei cassieri di intercettare furti simulati e, in caso di contestazione, arrivare fino al licenziamento. La decisione viene letta dai sindacati come un punto fermo destinato a fare giurisprudenza e a limitare pratiche ritenute arbitrarie e lesive della dignità dei dipendenti.
La vicenda e il “test del carrello”
Il caso nasce a fine ottobre, quando nel supermercato Pam Panorama di Porta Siena un ispettore aziendale, spacciandosi per cliente, inserisce merce sottratta dagli scaffali all’interno della spesa per verificare se il cassiere se ne accorge al momento del passaggio in cassa. Il controllo si conclude con la contestazione di un presunto inadempimento e con il licenziamento di Giomi, accusato di non aver rilevato il finto furto.
Da quel momento il posto di lavoro del sessantaduenne diventa il centro di una vertenza che si allarga rapidamente oltre le mura del supermercato. Il rifiuto da parte del lavoratore e dei sindacati di accettare una trasformazione del licenziamento in dieci giorni di sospensione disciplinare, proposta dall’azienda, spinge il contenzioso fino all’aula del tribunale.
Mobilitazione sindacale e pressione pubblica
Per due mesi il caso Giomi alimenta presìdi, assemblee e tentativi di mediazione, con le sigle del commercio che trasformano la vicenda in un simbolo delle tutele nei reparti casse. Davanti al tribunale di Siena, nel giorno dell’udienza, un centinaio di persone si raduna in sostegno del lavoratore, mentre le organizzazioni sindacali chiedono lo stop al “test del carrello” e a licenziamenti ritenuti sproporzionati.
La vertenza approda anche nei palazzi istituzionali, con interrogazioni parlamentari e il coinvolgimento della prefettura nel tentativo di trovare una composizione negoziale. Il rifiuto di accettare la proposta di sospensione di dieci giorni, che nel frattempo viene applicata ad altri dipendenti al posto del licenziamento, diventa il terreno su cui il giudice arriva ora a dichiarare illegittime anche queste sanzioni.
Le voci del lavoratore e dei sindacati
Per il cassiere senese la decisione rappresenta un “nuovo inizio” e un vero regalo di Natale, arrivato a fine anno dopo settimane di incertezza lavorativa e personale. Giomi dedica idealmente questa vittoria ai milioni di lavoratori del commercio che avrebbero potuto trovarsi nelle stesse condizioni, sottolineando come la sentenza possa diventare un argine a controlli percepiti come punitivi e selettivi.
Filcams Cgil Siena parla apertamente di verdetto destinato a fare giurisprudenza, sottolineando come il tribunale abbia censurato non solo il licenziamento ma anche l’idea di scambiare un allontanamento definitivo con una “pena” minore di dieci giorni di sospensione. Il sindacato rimarca che, dopo i primi licenziamenti, Pam avrebbe sostituito la misura estrema proprio con queste sospensioni, che ora la sentenza giudica comunque prive di fondamento.
Impatto sul settore commercio
Il caso Giomi getta un’ombra pesante sul modello di controllo interno adottato da Pam, con particolare riferimento al test organizzato a insaputa del lavoratore per verificare la gestione di un furto simulato. Le organizzazioni sindacali parlano di un sistema usato per allontanare personale considerato non più gradito, soprattutto a fine carriera, e chiedono un ripensamento complessivo delle politiche disciplinari nel settore.
La sentenza di Siena viene così percepita come un messaggio rivolto a tutta la grande distribuzione, chiamata a bilanciare esigenze di sicurezza, prevenzione delle differenze inventariali e diritti dei lavoratori. L’esito giudiziario rafforza la richiesta di procedure trasparenti, proporzionate e rispettose del ruolo dei cassieri, spesso esposti in prima linea ai rischi di contestazioni per furti o anomalie di cassa.

Commenta per primo