La Polizia di Stato ferma trenta persone in tutta Roma
Un’inchiesta di vaste proporzioni, coordinata dalla Procura della Repubblica partenopea, ha portato alla luce un sofisticato e ramificato sistema di compravendita di informazioni riservate. Nella mattinata odierna, gli uomini della Polizia di Stato hanno dato esecuzione a un’ordinanza cautelare che coinvolge complessivamente 29 persone, indagate a vario titolo per associazione per delinquere finalizzata all’ingresso illegale in sistemi informatici, corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio. L’operazione ha interessato diverse province italiane, tra cui quelle di Ferrara, Bolzano, Belluno e la capitale Roma, svelando una rete criminale capace di infiltrare le più sensibili banche dati nazionali per estrarre pacchetti di dati da rivendere sul mercato nero.
La struttura del sistema corruttivo
Le indagini, condotte dalla Squadra Mobile con il supporto del Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica, hanno documentato l’esistenza di un vero e proprio mercato illecito. Il sodalizio faceva perno su una serie di pubblici ufficiali infedeli, tra cui appartenenti alle varie Forze di Polizia, i quali accettavano compensi in denaro per consultare abusivamente i terminali dello Stato. Questi soggetti agivano su commissione di imprenditori operanti nei settori del recupero crediti e delle agenzie investigative. Il meccanismo era collaudato: le richieste di informazioni venivano inoltrate alla “rete” di talpe interne, che provvedevano poi a scaricare i documenti sensibili, violando il segreto d’ufficio e la privacy di migliaia di ignari cittadini.
Il listino prezzi delle informazioni rubate
Nel corso delle perquisizioni effettuate nelle abitazioni dei sodali e presso le sedi delle agenzie coinvolte a Roma e nelle altre città, gli investigatori hanno rinvenuto documenti definiti “inquietanti”. Tra questi, spicca un vero e proprio listino prezzi che catalogava minuziosamente il valore di ogni singola violazione. Ogni accertamento aveva un costo prestabilito: per una consultazione della banca dati SDI (il sistema d’indagine in uso alle forze dell’ordine) i pubblici ufficiali corrotti percepivano circa 25 euro. Più economici, ma altrettanto invasivi, erano i dati estratti dai portali INPS, i cui prezzi oscillavano tra i 6 e gli 11 euro a seconda della complessità del documento richiesto, come cedolini della pensione o certificazioni reddituali.
Vittime eccellenti e sequestri milionari
L’organizzazione non si limitava a raccogliere dati su comuni cittadini, ma aveva esteso il proprio raggio d’azione verso figure di alto profilo. Tra le vittime degli accertamenti abusivi figurano infatti esponenti di spicco del mondo dello spettacolo, nomi noti della finanza e dell’imprenditoria nazionale, oltre a diverse società per azioni quotate. Questi dati, aggregati in dossier completi che includevano precedenti penali, pendenze fiscali e situazioni bancarie, venivano rivenduti a soggetti interessati a ottenere vantaggi competitivi o strumenti di pressione. A fronte di tale attività illecita, il G.I.P. ha disposto sequestri preventivi per un valore complessivo di circa 1,3 milioni di euro, ritenuti il profitto diretto del mercimonio informativo.
Le misure cautelari e la fase processuale
Il provvedimento eseguito oggi prevede la custodia in carcere per quattro indagati, mentre per altri sei sono stati disposti gli arresti domiciliari. Per i restanti diciannove soggetti coinvolti è scattato l’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria. Nonostante la gravità degli indizi raccolti dalla Squadra Mobile, è necessario ribadire che il procedimento si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari. Pertanto, tutti i destinatari delle misure devono essere considerati presunti innocenti fino a quando non interverrà una sentenza di condanna definitiva. Le difese avranno ora modo di impugnare i provvedimenti presso il Tribunale del Riesame per contestare l’impianto accusatorio costruito dalla Sezione per la Criminalità Informatica della Procura.

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