Sentenza a Genova per Nada Cella: condannata la Cecere a 24 anni
GENOVA, 14 gennaio 2026 – Il silenzio lungo trent’anni che avvolgeva il delitto di via Marsala è stato infranto oggi pomeriggio nell’aula bunker del capoluogo ligure. La Corte d’Assise di Genova ha pronunciato una sentenza storica, condannando a 24 anni di reclusione Anna Lucia Cecere, indicata come l’unica responsabile dell’omicidio di Nada Cella. Il brutale assassinio della giovane segretaria, avvenuto il 6 maggio 1996 nello studio dove lavorava a Chiavari, trova finalmente un colpevole riconosciuto dallo Stato. Il collegio giudicante, presieduto da Massimo Cusatti, ha deliberato per oltre sei ore prima di leggere un verdetto che, pur escludendo l’aggravante della crudeltà, ha confermato i futili motivi alla base del gesto.
La decisione dei giudici non si è fermata alla Cecere. Il commercialista Marco Soracco, datore di lavoro della vittima e testimone chiave di questa intricata vicenda, è stato condannato a due anni di carcere. Per lui l’accusa è di favoreggiamento: secondo la sentenza emessa a Genova, Soracco avrebbe omesso dettagli cruciali o fornito versioni parziali per coprire la reale dinamica dei fatti. “Si tratta di un esito inaccettabile”, ha commentato a caldo il professionista, annunciando battaglia legale nel prossimo grado di giudizio e ribadendo una conoscenza solo superficiale con la donna condannata.
Il clima fuori dall’aula era denso di un’emozione trattenuta per tre decenni. Silvia Cella, cugina di Nada, ha espresso un sollievo profondo, definendo “epocale” l’impegno della Procura e degli investigatori che non hanno mai smesso di credere nella possibilità di risolvere questo cold case. La sfida è stata immane: lavorare su reperti e testimonianze risalenti a metà degli anni Novanta, quando le tecnologie investigative erano profondamente diverse. Ricostruire i movimenti e le intenzioni dei protagonisti dopo così tanto tempo ha richiesto una perizia tecnica e una sensibilità umana fuori dal comune, superando l’inevitabile sbiadirsi dei ricordi dei testimoni oculari.
Le motivazioni della sentenza, che saranno depositate entro i prossimi novanta giorni, dovranno chiarire i passaggi logici che hanno portato alla condanna della Cecere nonostante le richieste iniziali della Procura puntassero all’ergastolo. Questo verdetto a Genova non restituisce Nada ai suoi cari, ma sancisce il principio che il tempo non può cancellare la responsabilità penale. La determinazione nel riaprire il fascicolo basandosi su vecchie prove analizzate con occhi nuovi segna un punto di svolta per la giustizia italiana, offrendo una speranza concreta per tutti i casi ancora irrisolti che attendono una parola definitiva nelle aule di tribunale.
(Lin/Adnkronos)

Commenta per primo