Trump apre spiragli sul negoziato ma avverte tempi lunghi

Trump apre spiragli sul negoziato ma avverte tempi lunghi

Zelensky a Mar-a-Lago, confronto diretto e nodi irrisolti

Donald Trump ha lasciato intendere che un’intesa per fermare la guerra in Ucraina non è imminente, pur riconoscendo che alcuni passi avanti sono stati compiuti. Dopo il primo incontro faccia a faccia con Volodymyr Zelensky nella residenza di Mar-a-Lago, il presidente statunitense ha parlato di “progressi significativi”, ma ha avvertito che il percorso verso un accordo richiederà tempo e pazienza. Le sue parole hanno confermato la complessità di un negoziato che, a quasi quattro anni dall’inizio dell’invasione russa, resta intrappolato tra richieste inconciliabili e pressioni internazionali sempre più forti.

Zelensky ha spiegato che il 90% dei venti punti del piano di pace elaborato con Washington è stato definito, ma ha ammesso che i nodi principali restano irrisolti: il controllo dei territori occupati nell’est del Paese e la gestione della centrale nucleare di Zaporizhzhia, ancora sotto autorità russa. Due questioni che, secondo il leader ucraino, rappresentano la linea rossa oltre la quale non è possibile scendere a compromessi. Trump, dal canto suo, ha evitato di fissare scadenze, sostenendo che sia Kiev sia Mosca desiderano una soluzione, ma che la trattativa non può essere compressa in tempi artificiali.

Il presidente russo Vladimir Putin, secondo quanto riferito da Trump, avrebbe ribadito la sua posizione: per arrivare a un’intesa, Kiev dovrebbe rinunciare a gran parte delle regioni orientali e accettare la cessione definitiva dell’impianto di Zaporizhzhia. Una proposta che Zelensky continua a respingere, convinto che accettarla significherebbe legittimare l’occupazione e aprire la strada a nuove pretese territoriali. A complicare ulteriormente il quadro c’è la questione delle garanzie di sicurezza, elemento centrale per Kiev e punto su cui Washington sta lavorando da mesi.

Trump ha assicurato che un accordo sulla sicurezza “ci sarà” e che sarà “solido”, coinvolgendo in modo diretto i Paesi europei. Ha però evitato di entrare nei dettagli, limitandosi a definire “stupida” la domanda di un giornalista che chiedeva chiarimenti sulla natura delle garanzie. Zelensky, invece, ha illustrato la visione ucraina: un sistema che impedisca alla Russia di tentare una nuova invasione, sostenuto da una forza armata permanente di circa 800.000 soldati e da un impegno finanziario stabile dei partner occidentali.

L’incontro di Mar-a-Lago ha segnato un cambio di tono rispetto alla visita di Zelensky alla Casa Bianca dello scorso febbraio, quando il presidente ucraino era stato accolto con freddezza e critiche. Questa volta Trump ha parlato di un confronto “positivo”, lasciando intendere di voler costruire un rapporto più diretto con Kiev. Poco prima del faccia a faccia, ha rivelato di aver avuto una telefonata “produttiva” con Putin, un dettaglio che ha attirato l’attenzione degli osservatori internazionali e che conferma il tentativo del presidente americano di mantenere un canale aperto con il Cremlino.

La delegazione ucraina è stata ricevuta nella sala da pranzo del resort, dove Zelensky e Trump hanno avuto un primo colloquio privato, seguito da una conversazione con i leader europei, già incontrati dal presidente ucraino nei giorni precedenti. L’obiettivo era allineare le posizioni in vista dei prossimi passaggi negoziali, che si preannunciano complessi. Bruxelles, pur sostenendo la prospettiva di un ingresso dell’Ucraina nell’Unione europea, continua a frenare sulle tempistiche: alcuni Stati membri ritengono prematuro fissare una data, soprattutto in un contesto ancora segnato dalla guerra.

Da Mosca, intanto, il ministro degli Esteri Sergey Lavrov ha definito “obiettivi legittimi” eventuali truppe europee dispiegate in Ucraina, respingendo l’ipotesi – circolata in ambienti diplomatici – di una missione internazionale di peacekeeping. Una dichiarazione che ha irrigidito ulteriormente il clima e che conferma la volontà del Cremlino di mantenere un controllo totale sulle aree occupate.

Dopo il pranzo di lavoro, i due presidenti sono tornati davanti ai giornalisti. Trump ha ribadito che l’accordo è “molto vicino”, pur riconoscendo che restano ostacoli significativi. Zelensky, da parte sua, ha confermato che ci sarà un nuovo incontro a gennaio, sempre ospitato da Trump, insieme ai leader europei. L’obiettivo è chiudere il negoziato entro l’inizio del nuovo anno, anche se la Russia continua a introdurre condizioni aggiuntive che rischiano di rallentare il processo.

Uno dei punti più controversi riguarda la centrale di Zaporizhzhia. Trump ha affermato che Putin sarebbe disposto a collaborare con Kiev per riaprire l’impianto, definendo questo passo “significativo”. Ma le sue parole hanno sollevato dubbi: Zelensky ha ripetuto più volte di non voler gestire la centrale insieme alla Russia, mentre Mosca non ha alcun interesse a colpire un sito che già controlla. La confusione su questo punto riflette la distanza tra le versioni delle due parti e la difficoltà di trovare un terreno comune. Nonostante i nuovi bombardamenti russi su Kiev, che nel fine settimana hanno provocato almeno quattro vittime e danni alla rete elettrica, Trump ha minimizzato le preoccupazioni sulla volontà di pace di Putin. Ha raccontato di aver parlato con il presidente russo per oltre due ore e di essere convinto della sua sincerità. Ha anche ricordato la “bufala della Russia”, come definisce le interferenze di Mosca nelle elezioni americane del 2016, nonostante le numerose indagini che hanno documentato quelle operazioni.

Lo scorso agosto Trump aveva invitato Putin in Alaska per un incontro che aveva suscitato molte critiche, con diversi analisti convinti che il presidente russo volesse sfruttare l’occasione per rafforzare la propria immagine senza offrire concessioni reali. Alcuni rapporti dell’intelligence americana sostengono che Putin non abbia intenzione di fermarsi all’Ucraina e che punti a estendere la sua influenza in altre regioni europee. Trump, però, ha insistito sul fatto che un mancato accordo porterebbe solo a nuovi morti e a un conflitto destinato a prolungarsi.

Il negoziato resta dunque in salita. Le posizioni di Kiev e Mosca rimangono distanti, e il ruolo degli Stati Uniti appare decisivo per evitare un nuovo stallo. Zelensky ha lasciato Mar-a-Lago con la consapevolezza che il percorso sarà lungo, ma anche con la convinzione che il sostegno occidentale non verrà meno. Trump, dal canto suo, ha voluto mostrarsi come l’unico leader in grado di parlare con entrambe le parti, pur senza offrire garanzie sui tempi.

Le prossime settimane saranno cruciali per capire se il fragile equilibrio costruito a Mar-a-Lago potrà trasformarsi in un vero percorso di pace o se resterà un tentativo incompiuto, destinato a scontrarsi con la realtà di un conflitto che continua a mietere vittime e a ridisegnare gli equilibri geopolitici globali.

di Angelo Paura / Rep/Adnkronos

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