Trump valuta Machado alla guida mentre Caracas denuncia raid
Gli Stati Uniti hanno confermato la cattura di Nicolás Maduro e della moglie Cilia Flores, prelevati durante un’operazione militare condotta nella notte tra il 2 e il 3 gennaio su Caracas e altre aree strategiche del Paese. L’annuncio è arrivato direttamente dal presidente Donald Trump, che ha parlato di un’azione «pianificata con precisione» e coordinata con le forze speciali statunitensi. Secondo fonti citate dai media americani, l’operazione sarebbe stata eseguita da unità della Delta Force, intervenute in più punti della capitale venezuelana.
Il procuratore generale degli Stati Uniti ha confermato che Maduro e Flores sono stati formalmente incriminati nel distretto meridionale di New York, dove dovranno rispondere di accuse legate al narcotraffico e al cosiddetto “narcoterrorismo”. Le autorità statunitensi hanno fatto sapere che il trasferimento verso gli Stati Uniti è già in corso e che i due saranno detenuti in una struttura federale in attesa di processo.
Trump, intervenuto telefonicamente su Fox News, ha dichiarato che Washington sta valutando «nuove scelte per la leadership venezuelana», citando l’attivista e Premio Nobel per la pace María Corina Machado come possibile figura di transizione. Il presidente ha sostenuto che «i venezuelani accolgono con favore la cattura di Maduro», definendo il suo governo «una dittatura che ha soffocato il Paese».
A Caracas, la reazione è stata immediata. Il procuratore generale venezuelano Tarek William Saab ha denunciato «uccisioni di civili» durante i raid e ha attribuito agli Stati Uniti «la piena responsabilità di ciò che potrà accadere al presidente». Ha invitato la popolazione a scendere in strada «con calma» per denunciare le presunte violazioni dei diritti umani.
La vicepresidente Delcy Rodríguez ha chiesto a Washington prove che Maduro sia vivo, affermando di non avere informazioni sulla sorte del presidente e della first lady. Nel frattempo, il ministro della Difesa Vladimir Padrino López è apparso in un video diffuso sui social annunciando lo schieramento dell’esercito in tutto il Paese, sostenendo che le forze armate continueranno a seguire «gli ordini del presidente Maduro», senza però menzionare la cattura.
Il governo venezuelano ha diffuso un comunicato in cui condanna l’operazione come «una gravissima aggressione militare» e accusa gli Stati Uniti di voler «impadronirsi delle risorse strategiche del Paese, in particolare del petrolio». Il ministro degli Esteri Jorge Arreaza ha definito l’attacco «un tentativo di guerra coloniale» e una violazione della Carta delle Nazioni Unite.
Durante la notte, forti esplosioni hanno scosso Caracas, con blackout diffusi in diversi quartieri. Testimoni hanno riferito di elicotteri e aerei sorvolare la capitale, mentre colonne di fumo si alzavano da aree militari colpite. La Federal Aviation Administration ha vietato ai velivoli statunitensi di entrare nello spazio aereo venezuelano per 23 ore, citando «rischi per la sicurezza del volo».
Secondo la Cbs, Trump aveva autorizzato l’operazione già da diversi giorni, dopo consultazioni con i vertici militari durante il periodo natalizio. L’attacco sarebbe stato rinviato più volte a causa delle condizioni meteo e della priorità data a operazioni contro cellule dell’Isis in Nigeria.
Sul fronte internazionale, la Colombia ha chiesto una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, mentre in Italia la Farnesina ha attivato l’Unità di crisi per monitorare la situazione della comunità italiana a Caracas. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha riferito che, al momento, non risultano richieste di assistenza da parte dei connazionali.
La crisi tra Stati Uniti e Venezuela si inserisce in un contesto di tensioni crescenti, con Washington che negli ultimi mesi ha rafforzato la propria presenza militare nei Caraibi. Navi da guerra, portaerei e migliaia di militari sono stati dispiegati nell’area come parte della campagna “Southern Spear”, ufficialmente mirata a contrastare il traffico di droga verso gli Stati Uniti.
Con la cattura di Maduro, si apre ora una fase di forte incertezza per il Venezuela, mentre la comunità internazionale osserva con attenzione l’evoluzione di una crisi che rischia di avere ripercussioni regionali e globali.

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