Consiglio di Pace su Gaza, tensioni e rifiuti da Parigi
Il presidente statunitense Donald Trump ha esteso un invito formale a Vladimir Putin per entrare nel Board of Peace, il nuovo organismo internazionale destinato a guidare la fase di transizione e ricostruzione di Gaza. La conferma è arrivata dal portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, che ha descritto l’iniziativa come una proposta ancora in fase di analisi, con Mosca impegnata a valutare ogni dettaglio attraverso i canali diplomatici. L’operazione, presentata come un pilastro del piano americano per stabilizzare l’area, prevede un contributo economico di un miliardo di dollari per ottenere un seggio permanente, secondo documenti visionati da fonti internazionali.
La reazione francese è stata immediata e netta. L’entourage del presidente Emmanuel Macron ha comunicato che Parigi non intende aderire all’iniziativa, giudicata troppo ampia rispetto al perimetro originariamente previsto e potenzialmente in contrasto con i principi fondativi delle Nazioni Unite. La Francia ha sottolineato che qualsiasi struttura parallela non può mettere in discussione l’architettura multilaterale esistente, soprattutto in un contesto già segnato da tensioni geopolitiche e fragilità istituzionali.
Nel frattempo, l’Italia ha confermato di aver ricevuto l’invito a partecipare. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha evidenziato la disponibilità del Paese a contribuire al percorso di stabilizzazione, convinta che Roma possa assumere un ruolo significativo nella gestione del processo di pace. L’elenco dei Paesi coinvolti continua ad ampliarsi, includendo Turchia, India, Egitto, Ungheria e il premier israeliano Benjamin Netanyahu. Anche il presidente bielorusso Alexander Lukashenko ha accolto positivamente la proposta, secondo quanto riferito da fonti governative.
Il progetto, sostenuto dall’Onu, punta a creare una piattaforma di supervisione strategica capace di coordinare risorse, competenze e investimenti internazionali. La Casa Bianca ha ribadito che il Board of Peace sarà incaricato di monitorare l’attuazione dei venti punti del piano statunitense, garantendo continuità operativa e responsabilità durante la delicata transizione della Striscia dal conflitto alla ricostruzione.
La struttura del Board include figure di primo piano della diplomazia e della finanza globale: il segretario di Stato Marco Rubio, Steve Witkoff, Jared Kushner, l’ex premier britannico Tony Blair, l’amministratore delegato di Apollo Management Marc Rowan, l’ex CEO di Mastercard Ajay Banga e il viceconsigliere per la Sicurezza Nazionale Robert Gabriel. Una composizione che riflette l’intenzione di unire competenze politiche, economiche e strategiche per affrontare una delle crisi più complesse degli ultimi anni.
In questo scenario, il rifiuto francese rappresenta un segnale politico rilevante, capace di influenzare gli equilibri diplomatici attorno al nuovo organismo. Mentre alcuni Paesi valutano l’opportunità di aderire, altri temono che il Board possa trasformarsi in una struttura parallela alle istituzioni internazionali esistenti, ridefinendo gli spazi di intervento e le dinamiche di governance globale. La partita resta aperta, con la città di Gaza al centro di un confronto che intreccia ambizioni geopolitiche, interessi economici e la necessità urgente di una stabilità duratura.

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