Bruxelles divisa, pressing su Belgio e timori per l’euro
Daniel Gros, economista tedesco e direttore del think tank Ceps, ha lanciato un avvertimento chiaro: se l’Unione Europea vuole davvero convincere Vladimir Putin che il sostegno a Kiev sarà duraturo, deve mettere sul tavolo risorse proprie e non limitarsi a cercare escamotage legali per utilizzare gli asset russi congelati. “Se non troviamo il coraggio di metterci i nostri soldi, non impressioneremo mai Putin”, ha dichiarato all’Adnkronos, sottolineando che la credibilità dell’Europa dipende dalla capacità di assumersi responsabilità finanziarie dirette.
Il dibattito si concentra sul progetto della Commissione Europea, che punta a mobilitare i fondi bloccati della Banca centrale russa attraverso Euroclear. Una proposta che divide gli Stati membri e che trova ostacoli soprattutto in Belgio, dove il premier Bart De Wever ha espresso forti riserve. Questa sera a Bruxelles il cancelliere tedesco Friedrich Merz, insieme a Ursula von der Leyen, tenterà di convincere il leader belga a dare il via libera, in vista del Consiglio Europeo del 18 e 19 dicembre.
Critiche al ricorso al Mes
Gros ha bocciato l’idea di utilizzare il Mes come garanzia per il prestito all’Ucraina. “Il Mes ha un compito preciso: la stabilità finanziaria della zona euro. Non è lo strumento adatto”, ha osservato, ricordando che in passato istituzioni nate con altre finalità sono state adattate in emergenza, ma che in questo caso la scelta rischierebbe di essere inefficace.
Secondo l’economista, la vera soluzione sarebbe creare un nuovo fondo speciale per l’Ucraina, con la partecipazione di Paesi come Regno Unito e Norvegia. Questo fondo, garantito pro rata dagli Stati membri, potrebbe emettere obbligazioni con un sostegno paragonabile a quello del Mes, raggiungendo cifre ben superiori ai 200 miliardi teoricamente disponibili nei fondi congelati.
Le difficoltà politiche
Il problema, ha spiegato Gros, è che Merz e altri leader europei faticano a imboccare questa strada a causa delle pressioni interne. In Germania, la crescita dell’Afd nei sondaggi rende complicato proporre nuove forme di debito comune. “Per questo cercano soluzioni che, almeno in teoria, non costino nulla. Ma prima o poi non si scappa”, ha aggiunto.
I timori per l’euro
Gros ha definito “esagerate” le preoccupazioni della Bce sui rischi per l’euro. “Se ci fossero conseguenze negative, i mercati lo avrebbero già anticipato. Gli americani lo fanno ogni giorno, noi ci muoviamo dopo anni di esitazione”, ha spiegato, ridimensionando le paure di destabilizzazione. Secondo l’economista, anche il Belgio non correrebbe rischi eccessivi, nonostante le cautele di De Wever. Le probabilità di un accordo al prossimo Consiglio Europeo, ha stimato, sono attorno al 50%.
Prospettive
Il confronto di Bruxelles si annuncia decisivo. Von der Leyen e Merz cercheranno di superare le resistenze belghe, mentre la Bce continua a mantenere una linea prudente. Gros insiste: senza un impegno finanziario diretto, l’Europa non riuscirà a dimostrare a Putin la propria determinazione. La partita non riguarda solo l’Ucraina, ma la credibilità stessa dell’Unione e la sua capacità di agire come attore politico e finanziario globale.

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