Europa valuta asset russi congelati per sostegno
La trattativa per una tregua in Ucraina entra in una fase cruciale. Il presidente Donald Trump ha ribadito con toni duri che gli Stati Uniti «non vogliono perdere tempo» sul conflitto e ha intimato al leader ucraino Volodymyr Zelensky di accettare un accordo di pace entro Natale. La pressione americana si intreccia con le mosse europee: Bruxelles punta a deliberare già questa settimana, prima del summit del 18-19 dicembre, sull’utilizzo di 210 miliardi di euro di asset sovrani russi congelati, ma resta aperto il nodo giuridico su come procedere.
In parallelo, il fronte diplomatico si muove con intensità. I leader di Francia, Regno Unito e Germania – Emmanuel Macron, Keir Starmer e Friedrich Merz – hanno – come scrive Marta Ottaviani su La Nazione – avuto una lunga conversazione telefonica di 40 minuti con Trump, segnata da momenti di tensione e parole forti. L’obiettivo dichiarato è accelerare i colloqui di pace, ma le divergenze restano profonde.
Da Mosca, il ministro degli Esteri Sergej Lavrov ha attaccato Bruxelles accusandola di voler sabotare la pace e ha definito Trump «l’unico occidentale che comprende le cause profonde della guerra». Lavrov ha inoltre sostenuto che l’Europa, priva di risorse, punta a sfruttare gli asset russi congelati per finanziare il conflitto. Mosca insiste sulla fine della guerra e sul controllo dell’intero Donbass, compresa la cosiddetta “cintura di sicurezza” tra Kramatorsk e Slovyansk, ritenuta vitale per la difesa ucraina.
Zelensky, stretto tra pressioni esterne e accuse interne, ha ricordato che le elezioni non possono svolgersi in tempo di guerra e ha ribadito la necessità di una pace duratura. La bozza di piano elaborata dagli Stati Uniti, ridotta a 28 punti con due allegati su sicurezza e ricostruzione, prevede l’ingresso di Kiev nell’Unione europea entro il 2027 e un modello “coreano” per il Donetsk ancora sotto controllo ucraino. Secondo indiscrezioni, Kiev avrebbe già inviato la sua risposta a Washington.
Lunedì è atteso un nuovo incontro a Berlino della coalizione dei “Volenterosi”, con l’obiettivo di superare lo stallo e dare concretezza ai negoziati. Intanto Bruxelles avverte: se costretta a ricorrere all’articolo 122 del Trattato Ue, sarà pronta a difendere la decisione con strumenti legali, anche senza unanimità. La partita resta aperta e il tempo stringe.

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