Pd e M5s tra tensioni, centrodestra accelera sulla riforma
Il cantiere delle Politiche si apre mentre le ultime tornate regionali vengono archiviate e le coalizioni guardano già al 2027. L’entusiasmo di Elly Schlein, alimentato dal successo in Campania, si è tradotto in un messaggio netto: “Siamo pronti a governare”. Tuttavia, l’intesa con il Movimento 5 Stelle si è incrinata rapidamente. Giuseppe Conte ha rilanciato con l’avvio di un percorso programmatico, segnalando la volontà di costruire un’agenda comune. Una mossa percepita al Nazareno come insidiosa, soprattutto per il tema del no al riarmo europeo, destinato a creare tensioni interne al Pd e con il Quirinale.
Schlein, pur ostentando fiducia, insiste su un lavoro radicato “nel Paese”, evitando di restare intrappolata nelle dispute di vertice. Conte, dal canto suo, non rinuncia all’idea di tornare a Palazzo Chigi, puntando su un’alleanza stabile con i democratici.
Sul fronte opposto, il centrodestra vive scosse altrettanto forti. In Veneto, il trionfo della Lega ha rafforzato Luca Zaia, deciso a ridisegnare il Carroccio in chiave federale, ridimensionando la linea nazionalista di Vannacci e, indirettamente, quella di Salvini. Quest’ultimo, forte del 36%, rivendica un risultato storico e si prepara a un confronto più serrato con Giorgia Meloni.
La premier, intanto, lavora con Donzelli e Lollobrigida a una nuova legge elettorale: proporzionale puro con premio di maggioranza fino al 55% e indicazione del candidato premier sulla scheda. Un progetto che potrebbe arrivare già a febbraio, ma che incontra resistenze nella Lega e in Forza Italia, contrarie all’eliminazione dei collegi e alla designazione obbligatoria del leader.
Il quadro politico si muove rapidamente: il Pd cerca di consolidare il campo largo, il M5s rivendica autonomia programmatica, il centrodestra si divide tra spinte federali e ambizioni nazionali. La riforma elettorale diventa il vero terreno di scontro, con il rischio di ridefinire gli equilibri di governo e opposizione.

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