Antimafia smantella rete foggiana con maxi operazioni congiunte

Antimafia smantella rete foggiana con maxi operazioni congiunte

Tre operazioni colpiscono i clan nel territorio di Foggia

Foggia, 11 maggio 2026 –  Le prime luci dell’alba hanno segnato l’avvio di una vasta operazione congiunta condotta da Polizia di Stato e Carabinieri di Foggia, impegnati nell’esecuzione di due ordinanze di custodia cautelare e di un decreto di fermo emesso dalla Procura di Foggia. I provvedimenti arrivano al termine di un lavoro investigativo lungo e stratificato, coordinato dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari e dalla Procura foggiana, in un quadro operativo condiviso e sostenuto dalla Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo. L’obiettivo è colpire in modo diretto e simultaneo le articolazioni più radicate della criminalità organizzata foggiana.

Il primo filone investigativo ha portato all’esecuzione di misure cautelari nei confronti di diciotto persone: sedici destinate al carcere e due agli arresti domiciliari. Le accuse riguardano quattordici episodi di estorsione aggravata dal metodo mafioso, oltre a reati legati ad armi e stupefacenti. I fatti contestati si collocano tra l’ottobre 2024 e il novembre 2025, con la ricostruzione anche di un’estorsione risalente al 2015. L’indagine, condotta dalla Squadra Mobile di Foggia, è il risultato di un lavoro di raccolta, incrocio e sistematizzazione di numerosi elementi investigativi, arricchiti dalle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia. Un contributo ritenuto decisivo per penetrare una struttura mafiosa storicamente impermeabile come la Società Foggiana, organizzazione che da decenni esercita un controllo capillare sul territorio.

Le attività investigative hanno preso avvio da una denuncia presentata da un imprenditore foggiano nell’ottobre 2024. Da quel momento, gli investigatori hanno ricostruito un quadro di pressioni sistematiche, intimidazioni e richieste di denaro rivolte a imprenditori e commercianti. La durata delle indagini, protrattasi per oltre un anno, ha permesso di raccogliere un insieme consistente di elementi indiziari, mettendo in luce non solo la spregiudicatezza delle condotte estorsive, ma anche la crescente capacità di reazione delle vittime, molte delle quali hanno scelto di denunciare. Un dato considerato di rilievo dagli inquirenti, perché segnala un cambiamento culturale in un territorio storicamente segnato dal timore verso i clan.

Secondo quanto emerso, le somme ottenute attraverso le estorsioni venivano ripartite tra due delle principali batterie della Società Foggiana: Moretti-Pellegrino e Sinesi-Francavilla. Le richieste variavano in base al tipo di attività e alla capacità economica delle vittime, con pagamenti modulati per importo e frequenza. In un caso, la vittima si è vista imporre una tangente pari al 10% del valore di ogni appalto ottenuto. In un episodio particolarmente significativo, la richiesta estorsiva sarebbe partita direttamente dal carcere: attraverso i social, il presunto estorsore avrebbe intimato il pagamento di ventimila euro, indicando anche i referenti incaricati di ritirare il denaro. Tra le vittime figurano imprenditori del settore agricolo e dell’energia, due comparti strategici per l’economia locale. Durante le perquisizioni, gli investigatori hanno rinvenuto diverse armi da fuoco e munizioni, confermando la disponibilità di armamenti da parte del gruppo criminale.

L’esecuzione delle misure cautelari ha coinvolto un ampio dispositivo interforze: oltre alla Squadra Mobile di Foggia, hanno partecipato i Reparti Prevenzione Crimine di Napoli, Bari, Foggia, Vibo Valentia e Potenza, le unità cinofile anti-esplosivo e antidroga, gli artificieri, il Gabinetto Interregionale di Polizia Scientifica e Sicurezza Cibernetica e il 9° Reparto Volo di Bari. Un dispiegamento che testimonia la complessità dell’operazione e la necessità di un intervento coordinato su più livelli.

Il secondo fronte investigativo riguarda due persone ritenute coinvolte, a vario titolo, nel duplice omicidio di Nicola Ferrelli e Antonio Petrella, avvenuto ad Apricena il 20 giugno 2017. Un delitto caratterizzato da una violenza estrema, documentato da immagini di videosorveglianza che ne mostrarono la brutalità. Nel settembre 2025 era già stata eseguita una prima ordinanza di custodia cautelare nei confronti di due presunti membri del commando, legati al clan Lombardi/La Torre/Ricucci, attivo nell’area garganica. Le nuove misure scaturiscono dalle dichiarazioni di ulteriori collaboratori di giustizia, ritenute dettagliate e attendibili, che hanno permesso di ricostruire il presunto ruolo di altri due esponenti del medesimo sodalizio. Gli inquirenti hanno riconosciuto l’aggravante mafiosa, sia per il metodo utilizzato sia per l’agevolazione dell’organizzazione criminale. Il duplice omicidio viene infatti collocato nel contesto delle strategie espansionistiche del clan, interessato a consolidare il controllo su Apricena e San Marco in Lamis, con il sostegno di una batteria della Società Foggiana.

La terza operazione riguarda l’esecuzione di un decreto di fermo nei confronti di un quarantatreenne di Manfredonia, indagato per l’omicidio di Stefano Antonio Bruno, classe 1993, e per il duplice tentato omicidio di Saverio Bruno (1996) e Pasquale Bruno (1966). I fatti risalgono al 29 aprile 2026 e si sono verificati a Foggia. Le indagini, coordinate dalla Procura di Foggia e condotte da Squadra Mobile e Nucleo Investigativo dei Carabinieri, hanno permesso di ricostruire rapidamente la dinamica dell’agguato, maturato nell’ambito di un contrasto legato alla compravendita di sostanze stupefacenti. Determinante è stato l’esame delle immagini di videosorveglianza, alcune delle quali dotate anche di tracce audio, che hanno documentato fasi cruciali dell’azione. L’indagato è stato arrestato in flagranza per porto illegale di arma clandestina: gli agenti lo hanno rintracciato con la pistola utilizzata pochi istanti prima. Sul luogo del delitto sono stati eseguiti rilievi tecnici approfonditi da Polizia Scientifica e Sezione Investigazioni Scientifiche dei Carabinieri.

Nel corso delle indagini, la DDA di Bari e la Procura di Foggia hanno lavorato in costante coordinamento, condividendo elementi investigativi rilevanti. Tra questi, alcune conversazioni intercettate nell’ambito di altre indagini antimafia, ritenute utili a rafforzare il quadro probatorio. A ciò si aggiungono testimonianze raccolte da persone informate sui fatti e gli esiti di complessi esami balistici eseguiti con rapidità. L’insieme degli elementi ha portato all’emissione del provvedimento di fermo.

Tutti i procedimenti si trovano nella fase delle indagini preliminari. I provvedimenti eseguiti saranno seguiti dagli interrogatori di garanzia e dal confronto con le difese. La responsabilità degli indagati dovrà essere accertata in sede dibattimentale, nel pieno rispetto del contraddittorio, come riporta il comunicato della Polizia di Stato.

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