Guerra possibile presto, Israele e Usa pronti, negoziati a Ginevra
L’amministrazione di Donald Trump sembra sempre più orientata verso un confronto su larga scala con l’Iran, secondo quanto riportato da fonti ad Axios. Il presidente statunitense avrebbe espresso crescente impazienza per i progressi diplomatici, aumentando la probabilità che un’operazione militare possa scattare “molto presto”. Non si tratterebbe di un’azione mirata, come quella condotta in Venezuela, ma di una campagna estesa e coordinata, potenzialmente congiunta con Benjamin Netanyahu, con possibili conseguenze esistenziali per il regime di Teheran, ricordando la guerra di 12 giorni guidata da Israele la scorsa estate.
Fonti israeliane sostengono che il governo di Netanyahu si stia preparando a uno scenario di guerra “entro pochi giorni”. A Washington, invece, le valutazioni sui tempi divergono: alcuni stimano settimane, altri un orizzonte più immediato. Un consigliere di Trump ha dichiarato che “il capo si sta spazientendo”, indicando una probabilità del 90% di azione militare imminente in assenza di progressi diplomatici significativi.
Dal lato iraniano, una fonte al Wall Street Journal ha confermato che il regime degli ayatollah teme che il divario tra le richieste di Washington e quelle di Teheran sia ormai incolmabile. La tensione sul programma nucleare è centrale: Chris Wright, segretario Usa all’Energia, ha ribadito che “in un modo o nell’altro, impediremo a Teheran di sviluppare armi nucleari”, sottolineando l’inaccettabilità di qualsiasi azione iraniana in tal senso.
Il presidente israeliano Isaac Herzog ha aggiunto che il regime iraniano ha massacrato decine di migliaia di cittadini, diffondendo terrore e sofferenza. Herzog ha espresso la speranza che il “regime terroristico e i suoi alleati scompaiano” e ha auspicato un futuro di stabilità per i figli del Medio Oriente, durante una visita al Centro di Coordinamento Civile-Militare per la Striscia di Gaza.
In parallelo, a Teheran, il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha aggiornato il Consiglio dei ministri sulle ultime trattative indirette con gli Stati Uniti a Ginevra, mediati dall’Oman. Araghchi ha parlato con Rafael Grossi dei “meccanismi” necessari a definire un quadro negoziale, esaminando i risultati dell’ultimo round e discutendo requisiti per un futuro accordo.
Sul fronte internazionale, il primo ministro britannico Keir Starmer ha avuto un colloquio telefonico con Trump, confermando l’impegno comune a stabilità e pace in Medio Oriente e ribadendo che l’Iran non dovrà mai dotarsi di armi nucleari. I due leader hanno inoltre concordato sulla necessità di stretta collaborazione con alleati e partner per garantire la sicurezza regionale.
Nonostante i progressi nei colloqui di Ginevra, fonti di Adnkronos sottolineano che le “linee rosse” di Trump restano inalterate e che un nuovo round di trattative sarà possibile solo se le bozze di accordo saranno preparate e scambiate in anticipo. Lo scenario rimane fluido e caratterizzato da un delicato equilibrio tra diplomazia e rischio militare.

Commenta per primo