Sergio Tarquinio scompare a Cremona il mito del west
Il mondo dell’illustrazione e della nona arte piange la scomparsa di uno dei suoi padri nobili. All’età di 100 anni si è spento Sergio Tarquinio, il leggendario disegnatore che per quattro decenni ha dato volto e anima alla frontiera americana nel fumetto italiano e internazionale. Nato nel cuore di Cremona nel 1925, Tarquinio ha rappresentato l’anello di congiunzione tra l’epoca d’oro delle strisce avventurose e la pittura d’autore, lasciando un’impronta indelebile nelle storiche collane della Sergio Bonelli Editore e nell’immaginario collettivo di milioni di lettori.
La parabola professionale di Tarquinio è stata un’avventura dinamica quanto quella dei suoi personaggi. Cresciuto con una passione viscerale per il segno grafico, nel secondo dopoguerra fece una scelta di vita radicale: rifiutò la stabilità di un impiego presso l’ufficio tecnico dell’Alfa Romeo pur di non abbandonare la sua città natale e la sua vocazione artistica. Dopo i primi passi come cartellonista pubblicitario, la sua carriera decollò verso orizzonti internazionali. Nel 1948 si imbarcò per l’Argentina, unendosi alla celebre “scuola di Buenos Aires” insieme a giganti come Hugo Pratt, condividendo anni di sperimentazione che avrebbero rivoluzionato il linguaggio grafico mondiale. Rientrato in Italia nei primi anni Cinquanta, divenne uno dei pilastri della scuderia Bonelli, legando il suo nome a capolavori assoluti. Fu l’interprete magistrale della “Storia del West”, di cui realizzò ben 34 episodi, e contribuì al successo di “Ken Parker”, portando una sensibilità realistica e un tratto sporco, quasi polveroso, che rendeva giustizia alla durezza della vita di frontiera. La sua straordinaria versatilità lo portò a misurarsi anche con icone globali come Superman e Batman per Mondadori, dimostrando una capacità di adattamento tecnico fuori dal comune, pur mantenendo sempre un’anima profondamente ancorata al realismo storico. A metà degli anni Ottanta, all’apice della notorietà, Tarquinio scelse un congedo silenzioso dalle tavole disegnate. Sentiva che la serialità del fumetto non riusciva più a contenere la sua urgenza espressiva. Si ritirò così nel suo studio per dedicarsi interamente alla pittura e all’incisione calcografica. In questa seconda giovinezza artistica, il maestro cremonese dichiarò di aver finalmente trovato quell’estetica personale e assoluta che la rigida gabbia della nuvoletta gli aveva parzialmente precluso. La sua ricerca pittorica, fatta di luci e ombre profonde, gli è valsa nel 2013 l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana.
L’eredità che lascia è quella di un artista che ha saputo nobilitare il racconto popolare, trasformando il western in una cronaca epica e umana. Tarquinio non disegnava solo cowboys e indiani; egli metteva in scena la fatica, il vento e la dignità degli uomini. Con la sua scomparsa, Cremona perde un cittadino illustre e il panorama culturale italiano perde un abilissimo artigiano del pennino, un uomo che ha saputo attraversare un secolo di storia con la discrezione dei grandi e la forza di un tratto che rimarrà eterno. La Sergio Bonelli Editore lo ha ricordato oggi come un autore che ha “davvero fatto la storia”, un tributo necessario per chi ha trasformato la carta stampata in una finestra aperta verso l’infinito della prateria.
La sua dedizione all’incisione, portata avanti fino agli ultimi anni di vita, testimonia una curiosità intellettuale mai sopita. Ogni sua tavola o tela era il risultato di una disciplina ferrea e di un amore incondizionato per la bellezza formale. Oggi i collezionisti e gli appassionati di tutto il mondo guardano alle sue opere non solo come a pezzi di antiquariato editoriale, ma come a vere e proprie lezioni di composizione e narrazione visiva. Il viaggio di Sergio Tarquinio si chiude dove era iniziato, nella sua Cremona, lasciando però un solco profondo in chiunque abbia sognato almeno una volta di galoppare verso il tramonto.
(Pam/Adnkronos)

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