Cronaca: indagine della Polizia su propaganda d’odio online a Palermo

A Palermo due persone indagate per contenuti razzisti e minacciosi pubblicati sui social

La Polizia di Stato di Palermo ha avviato un’indagine nei confronti di due persone accusate di aver diffuso online contenuti offensivi e minacciosi a sfondo razziale e religioso. L’attività, condotta dalla DIGOS sotto il coordinamento della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione, rientra nel monitoraggio costante dei fenomeni legati all’antisemitismo e alle diverse forme di discriminazione etnica e religiosa.

Perquisizioni e materiale sequestrato

Le indagini sono scaturite dalla pubblicazione, sulla piattaforma X, di post ritenuti lesivi e intimidatori nei confronti della comunità ebraica. Su delega della Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, gli investigatori hanno eseguito perquisizioni domiciliari e informatiche nei confronti dei due indagati, entrambi residenti nella provincia. Durante i controlli sono stati sequestrati dispositivi elettronici e materiale informatico ora al vaglio degli specialisti.

Chat, ricerche online e gruppi estremisti

L’analisi del contenuto di uno degli smartphone ha permesso di individuare chat riconducibili agli indagati, coerenti con i post oggetto dell’indagine. Dalla cronologia dello stesso dispositivo è emersa anche una richiesta rivolta alla piattaforma di intelligenza artificiale Meta AI, integrata in WhatsApp, per verificare se alcune espressioni di scherno rivolte agli ebrei potessero configurare un reato.

Sul telefono dell’altro indagato, invece, gli accertamenti hanno evidenziato l’adesione a gruppi Telegram riconducibili ad ambienti dell’estrema destra, elemento ritenuto rilevante ai fini investigativi.

Il quadro giuridico e la presunzione di innocenza

I due soggetti sono indagati per propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa, reati previsti dall’articolo 604 bis del codice penale e aggravati ai sensi dell’articolo 604 ter, oltre che per minaccia. Le autorità ricordano che la responsabilità penale potrà essere accertata solo in presenza di una sentenza definitiva, nel pieno rispetto del principio costituzionale della presunzione di innocenza.

L’indagine prosegue con l’analisi del materiale sequestrato, mentre la Polizia ribadisce l’impegno nel contrasto ai fenomeni d’odio online e nella tutela delle comunità esposte a discriminazioni.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*