Scontri Askatasuna, domiciliari per presunto aggressore del poliziotto. Il 22enne: “Non ho spinto nessuno”

Il gip dispone misure cautelari dopo gli scontri di Torino

L’autorità giudiziaria torinese ha formalizzato le decisioni relative ai recenti disordini scoppiati durante il corteo nazionale a sostegno dello spazio sociale Askatasuna. Angelo Simionato, ventiduenne toscano, è stato posto agli arresti domiciliari. Il giovane era stato fermato in differita con l’accusa di aver partecipato attivamente alle violenze contro un operatore della Polizia di Stato. La pronuncia è arrivata al termine dell’udienza di convalida, durante la quale il giudice per le indagini preliminari ha esaminato la posizione dei tre soggetti coinvolti nei tafferugli di corso Regina Margherita.

Le restrizioni per gli indagati torinesi
Oltre alla custodia domestica per il ventiduenne, il tribunale ha stabilito misure meno afflittive per altri due partecipanti, Matteo Campaner e Pietro Desideri. Per entrambi è stato disposto l’obbligo di firma quotidiana presso gli uffici della polizia giudiziaria. La Procura aveva inizialmente sollecitato la detenzione in carcere, ma il gip ha ritenuto la presentazione quotidiana uno strumento sufficientemente deterrente per evitare il pericolo di reiterazione del reato di resistenza a pubblico ufficiale, considerando che i due non risultavano precedentemente noti alle forze dell’ordine.

La difesa di Simionato in aula
Durante il confronto con il magistrato, Simionato ha rilasciato dichiarazioni spontanee per respingere le accuse di violenza diretta. Il giovane ha sostenuto di essersi trovato in mezzo alla confusione mentre tentava di allontanarsi dalla carica delle forze dell’ordine. Ha confermato di aver visto un agente a terra e diverse persone attorno a lui, ma ha negato con forza di aver esercitato spinte o atti aggressivi contro il poliziotto ferito, giustificando la sua presenza in quel punto specifico come una sfortunata coincidenza durante la fuga.

Analisi del contesto della guerriglia
Nelle ordinanze firmate dal gip Irene Giani emerge una descrizione cruda di quanto accaduto a Torino. Il magistrato parla di una vera e propria strategia di guerriglia urbana, innescata da un nucleo di circa 1500 individui che hanno agito con premeditazione. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, questo gruppo si è distaccato dal corteo pacifico, utilizzando fumogeni per coprire il cambio di abbigliamento e il travisamento con maschere e caschi, dirigendosi poi verso zone non autorizzate per cercare il contatto fisico con i reparti mobili.

La pericolosità sociale secondo il gip
Il provvedimento sottolinea come il comportamento di Simionato, nonostante l’assenza di precedenti condanne, mostri una preoccupante insensibilità verso la convivenza civile. Sebbene non sia emerso un legame organico con i centri sociali più radicali, la giudice evidenzia una carica offensiva rilevante nelle azioni del giovane, immortalate in diversi filmati. Tuttavia, viene annotata anche una certa ingenuità operativa, dato che il ragazzo non indossava protezioni e portava abiti dai colori vivaci che ne hanno facilitato l’identificazione immediata da parte degli investigatori subito dopo i fatti.

Desideri e Campaner sono stati invece valutati sotto una luce differente. Entrambi incensurati e senza alcun legame con gruppi antagonisti organizzati, avrebbero preso parte all’evento a titolo personale. Per loro, il giudice ha ritenuto che il controllo costante tramite l’obbligo di firma sia la risposta più equilibrata tra le esigenze cautelari e il profilo dei soggetti coinvolti, definendolo un monito concreto per scoraggiare futuri comportamenti violenti in contesti di piazza.

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