Scontri Torino: folla e violenza per la difesa di Askatasuna
Torino, 1 febbraio 2026 – Torino è stata teatro di una giornata di altissima tensione sociale, culminata in una spirale di violenza che ha trasformato le strade del centro in un campo di battaglia urbano, come riporta il comunicato dell’Ufficio Stampa Polizia di Stato. La manifestazione nazionale, nata per protestare contro lo sgombero dello storico spazio occupato Askatasuna, ha visto la partecipazione di circa ventimila persone. Sebbene il corteo fosse inizialmente diviso in diversi tronconi partiti dai principali snodi ferroviari e universitari della città, la situazione è precipitata quando i vari gruppi si sono ricongiunti nei pressi di corso Cairoli, puntando poi verso le zone presidiate dalle autorità.
Il clima è mutato drasticamente poco prima che la marcia raggiungesse l’incrocio con corso Regio Parco. Un gruppo organizzato di circa 1.500 individui, agendo con tattiche paramilitari, ha iniziato le operazioni di travisamento coprendosi il volto con passamontagna e caschi, protetti da una fitta cortina di fumogeni. In questa fase di preparazione allo scontro, la furia degli antagonisti si è abbattuta anche sull’informazione: una giornalista e i suoi operatori televisivi sono stati brutalmente aggrediti e la loro attrezzatura di lavoro è stata distrutta per impedire la documentazione delle violenze imminenti.
L’offensiva contro le forze di polizia a Torino è stata massiccia e coordinata. I manifestanti più radicali hanno occupato l’intera sede stradale di corso Regina Margherita, lanciando verso gli agenti una pioggia di oggetti contundenti: pietre estratte dal selciato, bottiglie di vetro, ma anche ordigni esplosivi come bombe carta e razzi pirotecnici sparati attraverso tubi artigianali. Per ostacolare l’avanzata dei reparti d’inquadramento, sono state erette barricate incendiarie utilizzando i cassonetti dei rifiuti. Durante i tafferugli, un mezzo della Polizia è stato avvolto dalle fiamme, mentre un agente è stato isolato e selvaggiamente picchiato da una decina di persone che lo hanno colpito ripetutamente con martelli e calci, privandolo dei dispositivi di protezione.
Le conseguenze degli scontri sono pesanti per il comparto sicurezza, con circa cento operatori che hanno riportato lesioni di varia entità. La risposta giudiziaria della Digos è stata immediata: due uomini sono stati arrestati in flagranza per resistenza e violenza. Un terzo giovane, identificato grazie all’attenta analisi dei filmati di sorveglianza, è finito in manette con l’accusa di aver partecipato al brutale pestaggio del poliziotto e della rapina del suo equipaggiamento. Altre 24 persone sono state identificate e denunciate; nei loro zaini sono stati rinvenuti strumenti atti all’offesa come coltelli, fionde e grosse chiavi inglesi, a dimostrazione di una predisposizione allo scontro tutt’altro che casuale.
L’apparato di sicurezza ha operato anche sul fronte preventivo, monitorando gli accessi alla città nei giorni precedenti l’evento. Oltre 700 persone sono state identificate presso stazioni, strade e aeroporti, rivelando la presenza di numerosi attivisti provenienti dall’estero. Il Questore ha emesso provvedimenti restrittivi urgenti, tra cui trenta fogli di via obbligatori per allontanare i soggetti ritenuti socialmente pericolosi, oltre a diverse ammonizioni orali e divieti di accesso alle aree urbane, nel tentativo di arginare ulteriori derive violente legate alla galassia antagonista.

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