A Roma l’ultimo addio a Valentino tra icone e grande dolore
ROMA, 23 gennaio 2026 — La capitale si è fermata per rendere l’ultimo omaggio a un uomo che non ha solo vestito il mondo, ma ne ha ridefinito i canoni estetici. Nella cornice solenne della Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, a Piazza della Repubblica, si sono svolte le esequie di Valentino Garavani. Un evento che ha travalicato il protocollo del lutto per trasformarsi in una celebrazione corale dell’armonia e del genio creativo. Il feretro è giunto sul sagrato tra il silenzio rispettoso della folla, preceduto dai compagni di una vita intera, Giancarlo Giammetti e Vernon Bruce Hoeksema, custodi di un’eredità umana e professionale senza eguali. Sopra il legno chiaro, un tappeto di rose bianche ha accolto l’ingresso della salma, accompagnato dalle note struggenti della “Lacrimosa” di Mozart. L’atmosfera all’interno della navata era carica di una solennità quasi eterea, dove il profumo dei fiori si mescolava al fruscio delle sete nere degli invitati, giunti da ogni angolo del globo per salutare l’ultimo imperatore della moda italiana.
Il testamento spirituale della bellezza nell’omelia di Don Guerini
Durante la celebrazione, officiata da Don Pietro Guerini, il concetto di “bellezza” è stato il filo conduttore dell’intero rito. Il sacerdote ha dipinto Valentino non solo come un sarto eccelso, ma come un seminatore di sogni capace di scorgere il divino nel dettaglio perfetto. Secondo le parole del parroco, la missione dello stilista è stata quella di elevare lo spirito umano attraverso la grazia, trovando la luce anche nei momenti di ombra della storia. Don Guerini ha sottolineato come il percorso terreno del Maestro sia stato un costante ringraziamento al Creatore per il dono della visione, una sapienza che oggi si ricongiunge alla bellezza eterna, quella che non appassisce e che salva il mondo dalle bassezze quotidiane.
Le lacrime di Giammetti e il ringraziamento di Bruce Hoeksema
Il momento di massima tensione emotiva è stato segnato dai discorsi dei suoi affetti più cari. Giancarlo Giammetti, visibilmente provato, ha preso la parola per ringraziare colui che per decenni è stato il suo socio, compagno e alter ego. Giammetti ha promesso che il viaggio non finisce con questa cerimonia: la loro fondazione continuerà a mantenere vivo il nome di Valentino, affinché il suo contributo alla cultura mondiale non venga mai intaccato dal tempo. Subito dopo, Vernon Bruce Hoeksema ha offerto una testimonianza più intima, parlando in inglese con la voce rotta dal pianto. Ha ricordato Valentino come l’unico vero interlocutore della sua vita, sottolineando che il loro legame privato, lontano dai riflettori, resterà il tesoro più prezioso che non conoscerà mai addio, ma solo gratitudine.
Una parata di icone mondiali per l’ultimo tributo al genio
La Basilica ha ospitato un parterre che raramente si vede riunito in un’occasione così dolente. Anne Hathaway, icona del cinema e storica musa dello stilista, è apparsa profondamente scossa insieme al marito Adam Shulman. Accanto a lei, i pesi massimi dell’editoria e del design mondiale: da Anna Wintour, ieratica nel suo cordoglio, a Elizabeth Hurley. Il settore del lusso era rappresentato dai direttori creativi che hanno raccolto il testimone della sua estetica, come Pierpaolo Piccioli e Maria Grazia Chiuri, oltre a colleghi del calibro di Donatella Versace, Tom Ford e Alessandro Michele. La presenza di figure istituzionali, come il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, ha testimoniato il legame indissolubile tra lo stilista e la città che lo ha adottato e reso celebre.
Il ricordo vibrante di Simona Ventura e il rosso iconico
All’uscita dalla chiesa, Simona Ventura ha voluto condividere un aneddoto personale che descrive perfettamente il carattere di Valentino. La conduttrice ha ricordato con immenso affetto come il Maestro avesse accettato di vestirla per “L’Isola dei Famosi”, creando per lei una serie di abiti rossi che oggi conserva come reliquie di un’epoca irripetibile. La Ventura ha descritto un uomo capace di grande ironia, che la chiamava scherzosamente la sua “ambasciatrice più tatuata”. Questo mix di rigore professionale e calore umano è ciò che ha reso Valentino una figura amata trasversalmente, capace di passare dalle corti reali ai salotti televisivi con la medesima, innata aristocrazia del cuore.
L’ultimo viaggio verso la quiete del Cimitero Flaminio
Mentre la bara lasciava la chiesa sulle note de “Il nostro concerto” di Umberto Bindi, la piazza è esplosa in un applauso spontaneo e lunghissimo. È stato l’abbraccio finale di Roma a un uomo che ha saputo trasformare un colore, il rosso, in un simbolo universale di passione e potere. Prima che il carro funebre si allontanasse definitivamente, Anne Hathaway ha rivolto un ultimo bacio verso il feretro, un gesto simbolico che ha racchiuso l’amore di milioni di ammiratori. Valentino Garavani troverà ora riposo nella cappella di famiglia presso il cimitero Flaminio – Prima Porta, lasciando un vuoto incolmabile, ma anche una scia luminosa di bellezza che continuerà a ispirare le generazioni a venire.
(Italpress)

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