Libano sotto nuovi ordini evacuazione Tiro Israele colpisce Hezbollah
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha intensificato le pressioni sull’Iran con un messaggio diretto su Truth Social. Ha concesso 48 ore residue per un accordo sulla riapertura dello Stretto di Hormuz, minacciando conseguenze devastanti. Riferendosi a un ultimatum iniziale del 26 marzo, Trump ha evocato scenari apocalittici, culminando con un’esclamazione religiosa. Questa mossa arriva mentre la guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran entra nella sesta settimana, con operazioni militari che si estendono dal Golfo Persico al Libano.
Pressioni su Hormuz e caccia al pilota
Le forze iraniane rivendicano l’abbattimento di due jet americani in incidenti distinti, il primo nella storia di questo conflitto. Uno dei piloti resta disperso, scatenando una massiccia ricerca da parte dell’esercito statunitense. L’altro è stato recuperato in sicurezza. Una tv statale di Teheran ha offerto una cospicua taglia ai civili per il suo rintraccio, mentre l’agenzia Fars conferma l’impegno delle unità militari iraniane nella perlustrazione. In un episodio parallelo, un A-10 USA è precipitato nel Golfo Persico; fonti anonime di Washington non confermano se si tratti di abbattimento o guasto.
Trump lega l’ultimatum proprio a questi eventi, ribadendo la scadenza imminente. Senza intesa, prevede un’escalation che travolgerà la regione. I mediatori Turchia, Egitto e Pakistan spingono per negoziati in territorio pakistano, mirati a una pace duratura e al libero passaggio navale.
Escalation nucleare a Bushehr
Sabato un raid su Bushehr ha causato una vittima civile, quarta incursione sul sito nucleare iraniano. Il direttore di Rosatom ha evacuato 198 dipendenti russi verso l’Armenia, dopo i 163 del 25 marzo. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi avverte di rischi radioattivi letali per le capitali vicine, capaci di alterare ecosistemi regionali. L’Aiea rassicura: nessun picco radiologico rilevato. Araghchi insiste sulla disponibilità iraniana a dialogare, proponendo Islamabad come sede.
Questi colpi seguono pattern di attacchi mirati su infrastrutture sensibili, con Teheran che accusa Israele e alleati di sabotaggio sistematico.
Fronte libanese in fiamme
Nel Libano meridionale, l’esercito israeliano ha rinnovato l’ordine di evacuazione immediata da Tiro, annunciando imminenti offensive contro Hezbollah. Colpiti raid notturni venerdì e mattutini sabato, con sirene e fughe di massa. Dal via della guerra, 1,2 milioni di libanesi sono sfollati, 1300 i morti accertati. Beirut ha subito perdite civili, sette in un attacco recente; Tel Aviv pianifica controllo del sud post-conflitto.
Hezbollah risponde con lanci, ma Israele mantiene superiorità aerea. La crisi umanitaria si aggrava, con civili intrappolati tra ordini e combattimenti.
Difese regionali sotto assedio
Gli Emirati Arabi Uniti intercettano 56 droni e 23 missili balistici iraniani durante la visita di Giorgia Meloni. Il Bahrein, base della V Flotta USA, conta otto incursioni drone nelle ultime 24 ore. Israele registra feriti a Bnei Brak e Ramat Gan da schegge e danni strutturali.
Sul piano diplomatico, Erdogan definisce lo scenario uno “stallo geostrategico” in colloquio con Mark Rutte della Nato, invocando pace urgente. I mediatori asiatici e mediorientali accelerano per un cessate il fuoco, ma le minacce di Trump polarizzano il quadro.
La guerra ibrida mescola cyber, aerei e missili, con Hormuz come nodo cruciale per il commercio globale. Ogni mossa rischia di innescare catene incontrollabili, mentre civili pagano il prezzo più alto. Le potenze osservano, pronte a reagire.

Commenta per primo