Brigitte Bardot muore a 91 anni: addio alla ribelle eterna

Brigitte Bardot muore a 91 anni: addio alla ribelle eterna

Diva che sconvolse il cinema e consacrò l’attivismo animale

L’icona del cinema francese Brigitte Bardot, conosciuta universalmente come B.B., si è spenta a 91 anni nella sua dimora di Saint-Tropez, segnando – come scrive Giovanni Serafini su La Nazione – la fine di un’era che ha ridefinito bellezza, libertà e impegno sociale. Negli ultimi mesi aveva affrontato una grave malattia, con un ricovero ottobre presso la clinica privata Saint-Jean a Tolone, vicino alla celebre villa La Madrague, dove un intervento chirurgico non aveva fermato il declino fisico. Nonostante le gambe deboli, i dolori ossei e la vista offuscata, mantenne un atteggiamento sfrontato: «Je m’en fous, vado avanti», ripeteva, rifugiandosi nel silenzio marino che definiva il suo lusso supremo, disturbato solo dai turisti con binocoli.

Ultimi anni segnati da solitudine e cause animali
Da oltre mezzo secolo lontano dai riflettori – l’ultima scena nel 1973 – Bardot respinse cinema, fama e inseguimenti paparazzistici, che mai amò davvero. Desiderava una sepoltura semplice nel giardino di casa, con nome, date e croce lignea, pronta a fondersi con la terra essenziale. Biografo Dominique Choulant la definì «soffio di vita e libertà», mentre Simone de Beauvoir la vide come «prigioniera di un eterno presente», donna-bambina senza storia. A Saint-Tropez trasformò La Madrague in rifugio per centinaia di animali – cani, gatti, asini, cavalli salvati dal macello – suoi unici amici fedeli. Instancabile, inviava missive manoscritte a leader mondiali per finanziare la sua Fondation Brigitte Bardot, ignorando derisioni su presunte isterie o affiliazioni politiche, come il quarto matrimonio con un esponente del Fronte Nazionale. «Ribelle da giovane, lo resto oggi, lottando ingiustizie e crudeltà fino all’ultimo respiro», affermava.

Ascesa fulminante da Parigi alle stelle hollywoodiane
Nata il 28 settembre 1934 a Parigi – curiosamente otto giorni prima di Sophia Loren – crebbe in un sedicesimo arrondissement borghese, con genitori austeri da riverire formalmente. Fuggì da quell’ambiente rigido sognando manichini e mondi spregiudicati, definendosi «bruttina». Studiò danza, esordì al cinema in ruoli minori fino al matrimonio con Roger Vadim (lei 17, lui 26), origini ucraine nobili. Nel 1956 «E Dio creò la donna» (in Italia «Piace a troppi») la lanciò: scene con telo bagnato simulando nudità o danze selvagge su tavoli da osteria diffusero un erotismo istintivo, perverso e innocente, opposto al glamour hollywoodiano. A 22 anni era star globale, girando 45 film in meno di due decenni: capolavori come «La verità» di Clouzot, «Il disprezzo» di Godard, «Vita privata» di Malle, più altri salvati dal suo fascino. Vita privata sotto i riflettori: divorzio da Vadim, nascita del figlio Nicolas in clinica assediata, aborti segreti, tentato suicidio, flirt con Sammy Frey e Serge Gainsbourg, nozze a Las Vegas con miliardario Günther Sachs che fece piovere rose dall’elicottero. Sedusse pure De Gaulle, che lodò la sua «semplicità di grande qualità».

Rivoluzione femminile e ritiro choc a 39 anni
Sex symbol anni ’50-’60, ingenua e scandalosa («coraggiosa, non scandalosa», ribatteva), incarnò femme fatale e donna-bambina, rivoluzionando l’immagine femminile. Milioni di ammiratrici imitarono bronci, sorrisi infantili, tropeziennes e vestitini a quadretti rosa-bianco, ispirando ribellioni giovanili contro stereotipi. Nel 1973, al picco fama, annunciò l’addio allo schermo: esausta da notti incontrollate e corteggiatori ossessivi, scelse solitudine e animali. La sua scelta sconvolse, ma confermò anticonformismo contro riti celebrity. Leader mondiali tributarono onori: Emmanuel Macron parlò di «esistenza francese, splendore universale, leggenda del secolo»; regista Claude Lelouch la definì «più di un’attrice, era la Francia»; Marine Le Pen lodò la francesità «libera, indomita, sincera»; Rachida Dati riconobbe il plasmare dell’immaginario animalista; persino Alessandro Giuli esaltò interprete di libertà occidentali. Bardot resta mito unificante, oltre divisioni nazionali.

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