Traffico illecito rifiuti, 6 arresti tra Italia Bulgaria

Traffico illecito rifiuti, 6 arresti tra Italia Bulgaria

Operazione dei Carabinieri tra Lecce e Sofia

Sei misure cautelari eseguite tra le province di Brindisi, Bari e Salerno e nella città di Sofia, in Bulgaria, nell’ambito di una vasta indagine su un presunto traffico illecito di rifiuti tra Italia e Paesi dell’Est Europa. L’operazione, condotta il 20 febbraio 2026 dai Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Lecce insieme al Gruppo per la Tutela dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica di Napoli e ai Comandi provinciali competenti, ha portato a quattro arresti in carcere e due ai domiciliari.

Il provvedimento è stato emesso dal GIP del Tribunale di Lecce su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. Gli indagati sono ritenuti, a vario titolo, responsabili di associazione per delinquere finalizzata ad attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, con l’aggravante della transnazionalità, oltre che di spedizione e gestione illecita.

Indagine estesa tra Italia e Balcani

L’inchiesta ha preso avvio nel gennaio 2024 e si è sviluppata per mesi, toccando la provincia di Brindisi, area di origine dei rifiuti, e diramandosi verso Bulgaria e Grecia. Decisive le intercettazioni, i pedinamenti e le riprese video, che hanno consentito di ricostruire l’operatività di un gruppo ritenuto strutturato e stabile.

Secondo quanto emerso, il sodalizio avrebbe gestito migliaia di tonnellate di rifiuti speciali non pericolosi, in prevalenza scarti derivanti dal trattamento industriale, rifiuti tessili e frazione indifferenziata. Il materiale sarebbe partito da un impianto del Brindisino per essere spedito all’estero con documentazione alterata.

Falsi codici e documenti alterati

Il meccanismo contestato si basava sull’attribuzione fittizia del codice CER 191204, relativo a plastica e gomma recuperabili, anziché del codice 191212, riferito a scarti misti da trattamento meccanico. Una riclassificazione che avrebbe consentito di accedere a procedure meno onerose e a canali di esportazione più agevoli.

Le indagini, svolte anche in cooperazione con le autorità bulgare, hanno evidenziato la presenza di rapporti di prova e certificazioni di non pericolosità rilasciati con indicazioni incomplete o in bianco. Documenti che accompagnavano i carichi fino ai porti italiani, da dove partivano verso Grecia e Bulgaria con la presunta complicità di spedizionieri e soggetti collegati alle società coinvolte.

Una volta giunti a destinazione, i rifiuti non sarebbero stati avviati alle dichiarate operazioni di recupero o incenerimento, ma stoccati e abbandonati in capannoni industriali dismessi o, in parte, su terreni agricoli.

Sequestri e profitto illecito

L’inchiesta ha portato al sequestro preventivo di circa 300 mila euro, ritenuti profitto dell’attività illecita. Disposto anche il sequestro di due società e di 44 automezzi utilizzati per il trasporto.

Un passaggio chiave dell’indagine risale al 15 maggio 2024, quando tre mezzi riconducibili alla società BRI Ecologica s.r.l. furono bloccati e sottoposti a controllo. La documentazione attestava il trasporto di plastiche miste; le verifiche hanno invece evidenziato la presenza di materiali eterogenei, tra cui calcinacci, legno, pannelli coibentati, guaine e indumenti. Le analisi successive hanno rilevato percentuali di inerti superiori al 60 per cento, incompatibili con la classificazione dichiarata.

Significativa anche la variazione nei quantitativi dichiarati negli anni. Dopo aver registrato nel 2019 oltre 143 mila chilogrammi di rifiuti misti classificati come 191212, l’impianto avrebbe cessato quasi del tutto tale trattamento nel 2020, in concomitanza con l’avvio dei canali esteri e l’aumento delle esportazioni con codice 191204.

Quattordici indagati

Complessivamente sono 14 le persone indagate. Le misure cautelari, adottate dopo gli interrogatori preventivi disposti dal giudice, mirano a interrompere la presunta attività illecita e a prevenire l’alterazione delle prove documentali.

Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari. Il provvedimento eseguito è una misura cautelare contro la quale sono ammessi mezzi di impugnazione. Gli indagati restano presunti innocenti fino a sentenza definitiva, e ogni eventuale responsabilità dovrà essere accertata nel contraddittorio tra le parti.

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