Novanta jet violano lo spazio di Taipei, Seul invoca la calma
Taiwan ha reso noto che nelle ultime 24 ore le forze armate cinesi hanno dispiegato 130 aerei militari e 22 navi da guerra nelle vicinanze dell’isola, in quella che Taipei considera una delle operazioni più massicce degli ultimi mesi. Secondo il ministero della Difesa, 90 velivoli hanno oltrepassato la linea di demarcazione e sono entrati nello spazio aereo o nella zona di identificazione di difesa antiaerea di Taiwan, costringendo l’aeronautica e la marina locali a innalzare il livello di allerta e a seguire da vicino ogni movimento.
In un comunicato, l’esercito cinese ha parlato di esercitazioni concluse con il raggiungimento dei “risultati attesi”, definendole manovre mirate a testare la prontezza operativa e la capacità di “difendere la sovranità nazionale”. Per Taipei, invece, si tratta di una dimostrazione di forza e di pressione militare diretta contro l’isola, che la Repubblica Popolare considera parte “inalienabile” del proprio territorio e che punta a riportare sotto il proprio controllo, senza escludere l’uso della forza.
Il presidente taiwanese Lai Ching‑te ha cercato di bilanciare fermezza e prudenza. In una serie di messaggi sui social, ha garantito che le autorità dell’isola non intendono “provocare” Pechino né “alimentare le tensioni”, ribadendo l’impegno ad agire in modo responsabile, a non creare nuovi fronti di scontro e a mantenere il più possibile lo status quo nello Stretto di Taiwan. Allo stesso tempo, il capo dello Stato ha accusato la Cina di ignorare le aspettative di pace della comunità internazionale, denunciando le attuali manovre come uno strumento di intimidazione che mina stabilità e sicurezza nella regione.
In un passaggio particolarmente duro, Lai ha definito le ultime operazioni una “provocazione palese” contro l’ordine internazionale e la sicurezza collettiva, esprimendo la “più ferma condanna” nei confronti di ciò che considera una pressione militare sistematica. In un altro intervento, ha sottolineato come il comportamento di Pechino sia, a suo giudizio, “molto lontano” da quello che la comunità globale si aspetta da una grande potenza che rivendica un ruolo responsabile nello scenario mondiale.
Il governo taiwanese insiste sul fatto che l’isola, pur non essendo riconosciuta come Stato indipendente dalla Cina, opera de facto come entità autonoma, con proprie istituzioni democratiche e un esercito regolare. Proprio questa realtà, unita al sostegno di diversi partner occidentali, viene percepita da Pechino come una sfida al principio di “un’unica Cina” e alimenta la ciclica escalation militare intorno allo Stretto.
Le manovre di queste ore arrivano in un contesto già teso, segnato da esercitazioni sempre più frequenti e complesse, spesso accompagnate da retorica bellicosa e da accuse incrociate tra Pechino e Taipei. Secondo gli analisti della regione, il moltiplicarsi dei sorvoli e delle incursioni navali aumenta il rischio di incidenti o calcoli errati, con la possibilità di un rapido deterioramento della situazione in caso di collisioni, errori di valutazione o mancata comunicazione tra i comandi militari.
La nuova ondata di attività militare cinese ha spinto anche altri attori regionali a farsi sentire. La Corea del Sud, in particolare, ha rivolto un appello esplicito affinché “pace e stabilità” prevalgano nello Stretto di Taiwan, invitando le parti a puntare su dialogo e cooperazione anziché sulla forza. Il portavoce del ministero degli Esteri, Park Il, ha dichiarato che Seul seguirà con attenzione l’evoluzione degli eventi, salvaguardando in via prioritaria la stabilità della penisola coreana e continuando a lavorare sul piano diplomatico per tutelare i propri interessi nazionali.
Per gli osservatori, l’intervento di Seul conferma la preoccupazione diffusa in Asia per un possibile allargamento delle tensioni tra Cina e Taiwan, con ripercussioni sulla sicurezza regionale e sulle rotte commerciali che attraversano lo Stretto. In questo quadro, le esercitazioni cinesi con 130 aerei e 22 navi, i 90 velivoli che hanno superato la linea di sicurezza e le risposte misurate ma ferme di Taipei diventano l’ennesimo segnale di un equilibrio sempre più fragile, nel quale ogni esercitazione rischia di trasformarsi in un test dei limiti di pazienza delle parti coinvolte.
(Brt/Adnkronos)

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