L’inchiesta si allarga a Crans-Montana e coinvolge il Comune
La procura vallesana ha aperto un nuovo fronte investigativo sulla tragedia di Capodanno a Crans-Montana, ampliando il perimetro delle responsabilità oltre i proprietari del bar coinvolto. Un ex responsabile della sicurezza del Comune è ora formalmente indagato e sarà ascoltato nei prossimi giorni, segnando un passaggio decisivo in un’inchiesta che continua a rivelare lacune strutturali e gestionali nella prevenzione dei rischi.
L’estensione dell’indagine e il ruolo del Comune
Secondo quanto emerso dai media svizzeri, la magistratura intende verificare se le autorità locali abbiano esercitato in modo adeguato i controlli sugli esercizi pubblici, soprattutto in relazione alle misure di evacuazione e alla conformità delle uscite di sicurezza. Fino a questo momento, solo i coniugi Moretti erano chiamati a rispondere delle presunte irregolarità, ma gli ultimi sviluppi indicano che la catena delle responsabilità potrebbe essere più ampia.
L’inchiesta si concentra sulle condizioni del bar Le Constellation, epicentro del devastante incendio che ha provocato decine di vittime. Gli investigatori stanno ricostruendo la gestione delle autorizzazioni, le verifiche comunali e l’eventuale mancata segnalazione di criticità note da tempo.
La porta chiusa e le incongruenze nei permessi edilizi
Nei giorni scorsi è emerso un dettaglio cruciale: una delle uscite di emergenza del locale risultava chiusa a chiave durante l’incendio. La porta, situata al piano terra, avrebbe dovuto garantire un percorso di fuga aggiuntivo, ma non era accessibile al momento del rogo. Testimoni hanno riferito che diverse persone tentarono inutilmente di aprirla, prima che venisse sfondata dall’esterno quando ormai la situazione era compromessa.
Documenti relativi a un permesso edilizio rilasciato alcuni anni fa indicavano chiaramente che quella porta, collocata sul lato ovest dell’edificio, doveva essere segnalata come uscita di emergenza. Tale condizione era stata posta come requisito per l’approvazione della veranda in vetro installata davanti all’ingresso principale. Durante gli interrogatori, il titolare del bar avrebbe però definito l’accesso una semplice porta di servizio, sostenendo di non essere a conoscenza dell’obbligo di mantenerla libera e identificata come via di fuga.
Le responsabilità ancora da chiarire
Resta da stabilire se il proprietario del locale fosse stato informato in modo adeguato delle prescrizioni contenute nel permesso edilizio, presentato all’epoca dal proprietario dell’immobile e non dal gestore dell’attività. Questo passaggio è ora al centro dell’attenzione degli inquirenti, che intendono comprendere se vi siano state omissioni nella comunicazione tra Comune, proprietari e gestori.
Il sindaco ha dichiarato che il bar disponeva delle due uscite di emergenza previste per la capienza autorizzata, mentre la porta sul lato ovest avrebbe rappresentato un’ulteriore via di fuga. La mancata segnalazione e la chiusura di quest’ultima, tuttavia, potrebbero configurare profili di responsabilità sia per i gestori sia per chi avrebbe dovuto vigilare sul rispetto delle norme.
Un’indagine destinata ad ampliarsi
L’apertura del procedimento nei confronti dell’ex responsabile comunale della sicurezza suggerisce che la procura stia valutando l’intero sistema di controlli e autorizzazioni. L’obiettivo è accertare se vi siano state negligenze istituzionali che abbiano contribuito a creare le condizioni per una tragedia di tale portata.
Gli inquirenti stanno ora analizzando atti, sopralluoghi, comunicazioni interne e verifiche pregresse, con l’intento di ricostruire un quadro completo delle responsabilità. La comunità locale attende risposte chiare, mentre l’indagine continua a mettere in luce criticità che potrebbero ridefinire il ruolo delle autorità nella gestione della sicurezza pubblica.

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