Sotto le macerie del parco degli Acquedotti muoiono due persone
ROMA, 20-03-2026 – Una violenta detonazione ha devastato un antico manufatto rurale situato nel cuore del parco degli Acquedotti, provocando il decesso immediato di due persone. Le autorità di sicurezza hanno proceduto al riconoscimento delle salme, identificate nei profili di Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone. Entrambi i soggetti risultavano inseriti nei circuiti dell’estremismo radicale, con legami accertati alla rete che sostiene la causa di Alfredo Cospito. Gli investigatori ipotizzano che la struttura sia collassata a causa di un errore tecnico durante la preparazione di un congegno esplosivo artigianale di notevole potenza.
La pista del terrorismo interno e i possibili obiettivi
Il boato, avvertito distintamente dai residenti di via delle Capannelle durante la serata di ieri, ha trovato una spiegazione solo alle prime luci dell’alba. Un cittadino in transito nell’area archeologica ha notato il solaio sventrato, allertando immediatamente le forze dell’ordine che hanno rinvenuto i corpi sotto i detriti. Secondo le prime ricostruzioni della Digos, i due giovani stavano assemblando un ordigno destinato ad azioni eversive imminenti. Gli inquirenti non escludono che il materiale bellico fosse pronto per colpire infrastrutture critiche come la rete ferroviaria o sedi del colosso industriale Leonardo, da tempo nel mirino delle sigle anarchiche per il suo ruolo nel comparto della difesa.
Il legame con la scadenza del regime di 41bis
Il momento scelto per la preparazione dell’attentato non sembra affatto casuale agli occhi degli analisti dell’antiterrorismo. Il mese di maggio segna infatti un passaggio burocratico cruciale per la detenzione di Alfredo Cospito, con la scadenza del decreto che regola il suo regime di carcere duro. La tragica fine di Mercogliano e Ardizzone potrebbe rappresentare il culmine di una strategia volta a riaccendere la tensione politica e sociale attorno al caso. Il casale, utilizzato come laboratorio clandestino lontano da occhi indiscreti, ha però tradito gli occupanti, trasformandosi nel luogo della loro definitiva neutralizzazione.
Indagini scientifiche e controllo del territorio
Al momento, le squadre specializzate della polizia scientifica stanno setacciando ogni centimetro delle macerie in cerca di residui chimici o componenti elettroniche utili a mappare la provenienza dei materiali. L’obiettivo principale è ricostruire la filiera logistica che ha fornito i componenti per l’esplosivo. Parallelamente, si scava nella vita privata e nei contatti digitali delle vittime per individuare eventuali basi d’appoggio o fiancheggiatori ancora operativi nel quadrante sud della Capitale. La vigilanza attorno ai siti sensibili è stata elevata ai massimi livelli, nel timore che altre cellule possano decidere di accelerare i propri piani in risposta a questo incidente fatale.

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