Washington blocca petroliera russa, scontro diplomatico su Reykjavík
Gli Stati Uniti hanno assunto il controllo della petroliera russa Marinera dopo un inseguimento durato oltre due settimane nell’Atlantico, culminato a circa 300 chilometri dalla costa meridionale di Reykjavík, dove la nave è stata intercettata. L’operazione, confermata dal Comando europeo statunitense, ha chiuso una lunga manovra di monitoraggio iniziata quando l’unità, già nota come Bella 1, aveva improvvisamente modificato rotta mentre circolavano le prime segnalazioni del possibile sequestro.
Le autorità americane hanno spiegato che il provvedimento è stato eseguito in base a un mandato federale, con il coinvolgimento coordinato del Dipartimento di Giustizia, della Homeland Security e del Dipartimento della Guerra. Secondo Washington, la nave avrebbe violato le sanzioni statunitensi trasportando petrolio proveniente da Paesi sottoposti a restrizioni, tra cui l’Iran, dopo aver già movimentato greggio venezuelano negli anni precedenti.
Durante l’abbordaggio, documentato da immagini diffuse da media russi, un elicottero ha supportato l’intervento degli agenti americani saliti a bordo. La petroliera, che nel frattempo aveva adottato bandiera russa e dipinto il tricolore sullo scafo, avrebbe tentato di sottrarsi al controllo statunitense cambiando più volte rotta e registrazione. Secondo fonti statunitensi, Mosca avrebbe persino inviato navi militari e un sottomarino per proteggerla, senza però riuscire a impedirne l’intercettazione.
La Guardia Costiera americana aveva già tentato di fermare la nave il mese precedente, quando si trovava vicino al Venezuela. L’unità era però riuscita a sfuggire invertendo la rotta e dirigendosi verso nord-est, costringendo gli Stati Uniti a un inseguimento prolungato, supportato da velivoli di sorveglianza P‑8 decollati dalla base britannica di Mildenhall.
Il Regno Unito ha confermato di aver fornito supporto operativo all’azione statunitense, definendo la Marinera una nave con una “storia nefasta” e parte di un sistema di elusione delle sanzioni che, secondo Londra, alimenterebbe instabilità dal Medio Oriente all’Ucraina. La Tideforce della Royal Fleet Auxiliary e assetti della Raf hanno contribuito alla sorveglianza e alla logistica dell’operazione, ritenuta pienamente conforme al diritto internazionale.
La reazione di Mosca è stata immediata e durissima. Il ministero dei Trasporti russo ha richiamato la Convenzione Onu sul diritto del mare, sostenendo che nessuno Stato può usare la forza contro imbarcazioni regolarmente registrate sotto altra giurisdizione in acque internazionali. Il Cremlino ha inoltre chiesto garanzie sul trattamento dell’equipaggio e sul suo rapido rimpatrio, denunciando la perdita di contatto con la nave dopo l’intervento americano.
Nelle stesse ore, un’altra operazione statunitense ha portato al blocco nei Caraibi della M/T Sophia, una petroliera senza bandiera appartenente alla cosiddetta “dark fleet”. Anche in questo caso, la Guardia Costiera americana ha preso il controllo dell’unità, sospettata di attività illecite in acque internazionali.
Il doppio intervento conferma l’intensificazione delle operazioni statunitensi contro le reti marittime che eludono le sanzioni internazionali. La vicenda della Marinera, conclusa al largo di Reykjavík, apre ora un nuovo fronte diplomatico tra Washington e Mosca, destinato a pesare sugli equilibri già fragili dell’Atlantico settentrionale.

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