Monaldi, stop all’accanimento per il bimbo trapiantato a Napoli

Monaldi, stop all'accanimento per il bimbo trapiantato a Napoli

Nuovo percorso clinico per interrompere ogni sofferenza a Napoli

L’ospedale Monaldi di Napoli diventa teatro di una decisione sofferta ma necessaria, segnando il passaggio cruciale verso una gestione clinica orientata esclusivamente al benessere del piccolo paziente. Dopo settimane di attesa e speranze legate a un trapianto di cuore che purtroppo non ha dato l’esito sperato, la famiglia ha scelto di intraprendere la via della pianificazione condivisa delle cure. Questa procedura, introdotta formalmente nel 2017, mira a trasformare l’approccio medico: non si cerca più una guarigione impossibile, ma ci si concentra sull’alleviamento totale delle sofferenze.

Una scelta di umanità oltre la medicina

La decisione è maturata a seguito di analisi tecniche approfondite condotte da esperti di parte. Il medico legale, dopo aver visionato l’intera documentazione clinica, ha espresso un parere definitivo sulla gravità della situazione. Secondo quanto riportato, la prognosi infausta non lascia margini per ulteriori tentativi, rendendo vani anche eventuali consulti presso strutture estere. Il legale della madre, Francesco Petruzzi, ha chiarito con fermezza che non si tratta in alcun modo di una pratica di eutanasia. L’obiettivo primario è evitare l’accanimento terapeutico su un corpo già duramente provato, garantendo una dignità che la medicina deve saper preservare quando i trattamenti diventano sproporzionati rispetto alle reali possibilità di ripresa.

Il fallimento del trapianto e la nuova terapia

Il cuore ricevuto dal bambino non ha mai risposto correttamente alle sollecitazioni post-operatorie. Nonostante gli sforzi del personale sanitario napoletano, la sospensione della sedazione non ha prodotto il risveglio sperato, confermando il quadro neurologico e organico estremamente critico. La notifica ufficiale inviata tramite posta certificata alla direzione del Monaldi ha trovato immediato accoglimento. Da domani inizierà ufficialmente l’iter che vedrà la partecipazione dei genitori e dei propri consulenti medici per definire ogni singolo passo del protocollo antalgico. Questo protocollo prevede l’uso di farmaci specifici atti a eliminare ogni forma di dolore fisico durante la fase di accompagnamento.

Tempistiche cliniche e verifiche documentali

Un punto centrale della vicenda riguarda l’analisi dei tempi di reazione della struttura ospedaliera. Dalle carte esaminate dai legali emerge che la valutazione multidisciplinare interna è stata formalizzata il 6 febbraio, ovvero a distanza di quarantacinque giorni dall’intervento chirurgico. Questo lasso di tempo ha rappresentato un periodo di estrema tensione per i familiari, che ora chiedono solo il silenzio e il rispetto per un percorso di cure palliative. La Pianificazione Condivisa delle Cure permetterà ai genitori di essere parte integrante di ogni scelta, assicurando che ogni azione intrapresa dai medici sia coerente con la volontà di non prolungare inutilmente l’agonia del piccolo, garantendogli invece una transizione priva di strazio.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*