Mistero a Milano, Aurora 19enne muore in cortile isolato

Mistero a Milano, Aurora 19enne muore in cortile isolato

Genitori la riconoscono dal video, caccia all’uomo ripreso

Aurora Livoli aveva compiuto 19 anni a fine agosto, qualche settimana prima di allontanarsi da casa e interrompere la sua quotidianità a Monte San Biagio, piccolo centro di circa seimila abitanti in provincia di Latina dove viveva con i genitori adottivi. Sui social il suo ultimo segno di vita risale al 12 ottobre, con alcune immagini di una vacanza al mare che ritraevano una ragazza apparentemente serena, lontana dal dramma che si sarebbe consumato di lì a poco.

La famiglia aveva segnalato – come scrive Nicola Palma su La Nazione – il primo allontanamento volontario il 4 novembre, quando Aurora aveva lasciato l’abitazione senza indicare una destinazione precisa. In passato si era già allontanata per brevi periodi, ma mai così a lungo, tanto che madre e padre avevano temuto che frequentasse cattive compagnie, ipotizzando che potesse essersi spostata proprio verso il capoluogo lombardo.

L’ultimo contatto diretto con i genitori risale alla mattina del 26 novembre, quando la ragazza aveva telefonato per rassicurarli sul proprio stato di salute ribadendo però di non voler rientrare a casa e rifiutandosi di rivelare il luogo in cui si trovava. Il 10 dicembre è scattata la denuncia formale di scomparsa, mentre dagli archivi delle forze dell’ordine non risultano controlli o fermi a suo carico nelle settimane successive, particolare che rende più difficile ricostruire i suoi spostamenti.

Lunedì mattina, intorno alle 8.30, il custode del complesso residenziale di via Paruta ha individuato il corpo della giovane in un vialetto interno, in una zona riparata alla vista. Aurora era a terra, semi svestita, con addosso solo un paio di pantaloni di tuta, una felpa aperta sul petto, scarpe da ginnastica e una giacca appoggiata a coprirle il corpo.

Sul volto presentava un evidente ematoma a un occhio e diverse ecchimosi, mentre sul collo i segni hanno subito fatto pensare a un possibile strangolamento, portando gli inquirenti a privilegiare la pista dell’omicidio. Il medico legale è intervenuto per una prima ispezione esterna, ma sarà l’autopsia, programmata per oggi, a definire con precisione l’ora e la dinamica della morte, oltre a stabilire se vi siano state violenze sessuali o l’eventuale presenza di sostanze nel sangue tramite esami tossicologici.

Determinante, nelle prime ore, è stato il lavoro dei carabinieri del Nucleo investigativo e del Nucleo Radiomobile, che hanno acquisito e analizzato le immagini delle telecamere di sorveglianza del condominio e della zona circostante. In un filmato si vede Aurora entrare nel complesso residenziale durante la notte precedente insieme a un uomo, più alto di lei di circa venti centimetri, corporatura magra, capelli ricci corti e giubbotto scuro; la giovane cammina davanti, senza apparenti segni di costrizione, mentre l’uomo la segue a breve distanza.

Dalle stesse immagini risulta che quell’uomo esce dal condominio da solo oltre un’ora dopo l’ingresso, dettaglio che rafforza il sospetto degli investigatori e rende la sua identificazione una delle priorità dell’indagine. Nel primo pomeriggio di martedì i carabinieri del Comando provinciale di via Moscova hanno diffuso due frame del video, invitando chiunque riconoscesse la ragazza o l’accompagnatore a mettersi in contatto con le forze dell’ordine.

Proprio a seguito della diffusione di quelle immagini, il padre di Aurora si è presentato alla caserma dei carabinieri di Fondi, riconoscendo la figlia nei fotogrammi circolati sui media e sui canali istituzionali. Da quel momento la giovane trovata senza documenti nel cortile di via Paruta ha riacquistato un nome e una storia, trasformando un “corpo senza identità” nel volto noto di una ragazza che aveva appena terminato gli studi superiori.

Aurora si era diplomata lo scorso anno all’Itis Pacinotti di Fondi, lo stesso istituto, ma in una sede diversa, frequentato dal quattordicenne Paolo Mendico, il ragazzo che si è tolto la vita a settembre in un altro caso che ha scosso profondamente la comunità locale. La sua vicenda, ora, si intreccia con un nuovo dramma che riporta l’attenzione sul disagio giovanile e sulle fragilità di percorsi familiari complessi come quello di un’adozione.

Sul fronte investigativo, il fascicolo aperto dalla Procura di Milano è affidato al pubblico ministero Antonio Pansa, che coordina le attività del Nucleo investigativo dei carabinieri. Gli inquirenti hanno ora a disposizione il numero di telefono cellulare di Aurora, non rinvenuto accanto al cadavere, ma fondamentale per ricostruire la rete di contatti recenti, le chat e le ultime chiamate, con l’obiettivo di capire chi frequentasse negli ultimi giorni e come sia arrivata nel capoluogo lombardo.

Attraverso l’analisi dei tabulati e delle celle agganciate dal dispositivo, gli investigatori puntano a disegnare una mappa dei suoi spostamenti dal momento dell’allontanamento, il 4 novembre, fino alla notte della morte, all’alba del 29 dicembre. Parallelamente proseguono gli accertamenti porta a porta nel condominio di via Paruta e nelle aree limitrofe, per verificare se qualcuno abbia notato movimenti sospetti o sentito rumori nella notte, nonostante la zona in cui è stato trovato il corpo sia piuttosto defilata.

La comunità di Monte San Biagio è sotto choc: il paese che aveva seguito con ansia le notizie della scomparsa si ritrova ora a fare i conti con un epilogo drammatico che nessuno sperava di dover affrontare. In provincia di Latina e a Milano cresce l’attesa per gli esiti dell’autopsia, che dovranno fornire una risposta definitiva sulla dinamica di un decesso che, al momento, appare agli inquirenti come il punto d’arrivo di un intreccio di vulnerabilità personali e possibili responsabilità criminali.

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