La Russia rilancia il dialogo per Ucraina ma gela gli USA

La Russia rilancia il dialogo per Ucraina ma gela gli USA

Russia negozia su Ucraina ma esclude vertice Putin e Trump 

MOSCA, 26 gennaio 2026 – La scacchiera diplomatica eurasiatica si muove tra spiragli di dialogo e fermezze istituzionali che non lasciano spazio a facili ottimismi. Il Cremlino, attraverso le dichiarazioni del portavoce Dmitry Peskov, ha confermato l’intenzione della Russia di procedere con un nuovo ciclo di consultazioni trilaterali sulla crisi ucraina, programmato per la prossima settimana. Tuttavia, la presidenza russa ha voluto smorzare tempestivamente le aspettative internazionali, chiarendo che la complessità dei nodi politici e territoriali rende improbabile il raggiungimento di risultati eclatanti in questo primo approccio. Sebbene la volontà di negoziare sia stata messa a verbale, la mancanza di una data precisa sottolinea quanto il terreno sia ancora estremamente scivoloso.

In parallelo all’apertura verso i tavoli tecnici, Mosca ha alzato un muro di prudenza rispetto a un possibile coinvolgimento diretto dei vertici statunitensi. Peskov ha smentito categoricamente l’organizzazione di un incontro tra Vladimir Putin e Donald Trump, precisando che, allo stato attuale, non vi è alcuna necessità di un summit bilaterale. Secondo la Russia, i canali di comunicazione già attivi con l’amministrazione americana sono sufficientemente efficaci per gestire il coordinamento ai massimi livelli, lasciando intendere che una foto di rito tra i due leader non rientri nelle priorità strategiche del momento. Questa scelta sembra voler preservare l’autonomia russa in un momento in cui la pressione internazionale richiede movimenti calcolati al millimetro.

Mentre la diplomazia cerca faticosamente una via d’uscita, la realtà bellica sul campo continua a dettare la sua legge brutale. Nella notte scorsa, le forze di difesa ucraine hanno dovuto fronteggiare una delle ondate più massicce di attacchi aerei dall’inizio del conflitto. La Russia ha impiegato ben 138 droni kamikaze, lanciati da diverse coordinate per saturare i sistemi di intercettazione di Kiev. Nonostante l’abbattimento di 110 velivoli senza pilota, gli impatti segnalati in undici località diverse confermano che la capacità offensiva russa rimane una minaccia costante e distruttiva. Il persistere di droni nello spazio aereo ucraino, anche dopo le prime ondate, dimostra una tattica di logoramento psicologico e strutturale che non accenna a diminuire.

Sul piano politico-economico, le critiche di Mosca si sono concentrate sulla recente partecipazione di Zelensky ai forum internazionali. Kirill Dmitriev, figura chiave del Fondo sovrano russo e inviato speciale per gli investimenti, ha bollato come un fallimento il discorso tenuto dal leader ucraino a Davos. Secondo la Russia, l’indisponibilità di Kiev a trattare sulle concessioni territoriali starebbe sabotando ogni realistica prospettiva di pace, allungando inutilmente i tempi delle ostilità. La narrazione del Cremlino punta dunque a dipingere la leadership ucraina come l’unico vero ostacolo al cessate il fuoco, ribadendo che solo un compromesso sui confini potrà portare la Russia a una conclusione formale delle operazioni militari.

(Brt/Adnkronos)

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*