Il regime di Teheran non cede e minaccia risposte durissime
TEHERAN, 26 gennaio 2026 – La Repubblica Islamica ha scelto la via della fermezza assoluta, chiudendo ogni spiraglio di dialogo con il dissenso interno. Gholamhossein Mohseni Ejei, vertice supremo del sistema giudiziario iraniano, ha ufficializzato l’adozione di misure drastiche contro i partecipanti alle mobilitazioni popolari che da settimane scuotono le principali città. La direttiva di Teheran è inequivocabile: i tribunali procederanno con rito abbreviato per emettere sentenze esemplari, eliminando qualsiasi forma di clemenza per coloro che sono considerati i registi delle rivolte. Il regime definisce le proteste come atti di terrorismo e violenza gratuita, giustificando la repressione come un atto necessario per rispondere alle richieste di sicurezza della fazione lealista della popolazione.
Dietro l’intensificazione delle operazioni di polizia si celerebbe un mandato esplicito proveniente dai massimi vertici religiosi. Secondo indiscrezioni trapelate attraverso canali diplomatici, la Guida Suprema Ali Khamenei avrebbe dato istruzioni precise alle forze di sicurezza per neutralizzare le manifestazioni “con ogni mezzo”, eliminando qualsiasi esitazione nell’uso delle armi letali. Il bilancio che giunge dalle opposizioni è drammatico: solo nelle giornate dell’8 e 9 gennaio si sarebbero contate oltre 30mila vittime tra i civili. Per superare la resistenza dei militari locali nel colpire i propri connazionali, il governo starebbe impiegando milizie mercenarie provenienti da Pakistan e Afghanistan, reparti stranieri addestrati a sparare sulla folla senza alcun legame affettivo o sociale con i manifestanti.
In questo scenario di sangue, la posizione della Casa Bianca diventa un fattore determinante per l’equilibrio della regione. Donald Trump, che solo poche settimane fa rivendicava il successo di aver fermato una serie di esecuzioni capitali, si trova ora di fronte al rischio di un totale fallimento della sua politica di pressione. Mentre il figlio del presidente iraniano, Yousef Pezeshkian, tenta una mediazione interna chiedendo la riattivazione della rete internet per evitare che l’isolamento mediatico alimenti ulteriormente l’odio verso il governo, il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha avviato contatti frenetici. Attraverso l’inviato americano Steve Witkoff, Teheran ha fatto pervenire a Washington garanzie scritte per cercare di scongiurare un attacco militare imminente, cercando di guadagnare tempo prezioso.
L’Iran non si limita alla difesa e lancia avvertimenti bellicosi diretti agli Stati Uniti e a Israele. Esmail Baghaei, portavoce della diplomazia iraniana, ha assicurato che qualunque violazione dello spazio aereo o del territorio nazionale riceverà una risposta di “vasta portata”, capace di infliggere danni irreversibili agli aggressori. Teheran fa leva sulla propria autonomia militare e sull’esperienza dei recenti conflitti regionali per ribadire la propria forza. Sulla questione è intervenuto anche il Cremlino: Dmitry Peskov ha avvertito che un intervento armato contro l’Iran provocherebbe una destabilizzazione sistemica in tutto il Medio Oriente, invitando le parti alla moderazione per evitare che la crisi sfoci in una guerra aperta dalle conseguenze imprevedibili per l’economia mondiale.
L’unico timido segnale di dissenso interno all’establishment è rappresentato dalla richiesta di ripristinare i flussi informativi digitali. La chiusura di internet, utilizzata per impedire la circolazione dei video che documentano la brutalità della repressione, viene ora vista da alcuni settori del governo come un errore strategico che aumenta il divario tra cittadini e autorità. Yousef Pezeshkian ha avvertito che il silenzio forzato non risolverà i problemi strutturali del Paese, ma servirà solo a posticipare un’esplosione sociale ancora più violenta. Nonostante questi avvertimenti, la linea del rigore continua a prevalere, lasciando migliaia di detenuti in attesa di processi che si preannunciano privi delle garanzie di difesa basilari, sotto l’ombra di esecuzioni imminenti che attendono solo il via libera definitivo dei giudici.

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