Giovani-vecchi, violenza ideologica che segna l’Italia

Giovani-vecchi, violenza ideologica che segna l’Italia
credits: AgenSIR

Sinagoghe e università nel mirino di frange antagoniste

Un nuovo fronte di tensione attraversa l’Italia, con episodi che riportano alla memoria le stagioni più buie del passato. La sinagoga di Monteverde a Roma è stata vandalizzata, con indagini aperte per odio razziale. Poco distante, sul lungotevere degli Anguillara, è comparsa un’altra scritta antisemita. Non si tratta di casi isolati: la stessa matrice antagonista ha rivendicato l’assalto alla redazione de La Stampa a Torino, mentre a Bologna è stato impedito lo svolgimento di corsi universitari destinati all’Esercito.

Questi gruppi, definiti “giovani-vecchi”, ripropongono – come scrive Mario Ajello su Il Messaggero – slogan e rituali degli anni ’70, incapaci di liberarsi da un repertorio ideologico ormai consunto. Il ministro Piantedosi ha espresso forte preoccupazione, mentre le sinagoghe vengono rafforzate nelle misure di sicurezza e le università restano sotto osservazione.

Il fenomeno non si limita a episodi isolati: in Piemonte è tornata la guerriglia No Tav, a Bologna il boicottaggio contro la squadra israeliana del Maccabi ha mostrato la saldatura tra antagonismo e antisemitismo. La violenza fisica si intreccia con la sua riproducibilità digitale, trasformando ogni gesto in un contenuto “instagrammabile”, pronto a generare imitazione e indignazione.

Secondo osservatori, questa minoranza rumorosa non produce consenso ma immagini, alimentando un’estetica della ribellione che rischia di trascinare il dibattito pubblico. La destra e la sinistra, di fronte a tali derive, si trovano accomunate dalla necessità di contenere un estremismo che riporta indietro il Paese.

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