Donna uccisa dal marito, indagini e fuga in corso
La comunità di Pianello Vallesina, nel cuore delle Marche, è sconvolta da un nuovo femminicidio che porta con sé il peso di una tragedia annunciata. Sadjide Muslija, 49 anni, di origine macedone e da tempo residente in Italia, è stata trovata senza vita nel letto della sua abitazione. Il corpo presentava evidenti segni di violenza: il volto tumefatto e coperto di sangue. A scoprire la scena sono stati i carabinieri di Moie di Maiolati Spontini, intervenuti dopo la segnalazione del datore di lavoro e di una collega, preoccupati per l’assenza ingiustificata della donna.
Il principale indiziato – come scrive Sara Ferrari su La Nazione – è il marito, Nazif Muslija, 50 anni, anch’egli macedone, operaio in una fabbrica di porte. L’uomo, già noto alle forze dell’ordine per precedenti di maltrattamenti e lesioni, è attualmente in fuga. Il telefono risulta spento e le ricerche si estendono oltre i confini regionali.
La coppia aveva un figlio di 26 anni residente in Svizzera. Proprio lui, informato della morte della madre, ha pronunciato parole amare: «Me lo aspettavo». Una frase che restituisce la percezione di un dramma maturato nel tempo.
Le indagini ricostruiscono un quadro di violenze protratte per anni. Già ad aprile Nazif era stato arrestato per aggressioni e minacce, dopo aver distrutto con un’ascia il parabrezza dell’auto della moglie e averle frantumato il telefono. A luglio aveva patteggiato un anno e dieci mesi di reclusione, pena sospesa e subordinata alla frequenza di un corso per uomini maltrattanti. Tuttavia, il percorso non era mai iniziato per mancanza di posti disponibili.
La donna, dopo una separazione forzata, aveva scelto di perdonare il marito e ritirare le pratiche di separazione, convinta di un cambiamento. Una decisione che si è rivelata fatale. Gli inquirenti, coordinati dal pm Rosario Lionello, proseguono le ricerche del fuggitivo e cercano l’arma del delitto, forse un bastone.
La vicenda riporta al centro il tema della protezione delle vittime e dell’efficacia dei percorsi di recupero per uomini violenti. La comunità locale, sconvolta, si interroga su come sia stato possibile che una storia di abusi così evidente non sia stata fermata in tempo.

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