Putin accusa Kiev, stallo sui negoziati di pace

Putin accusa Kiev, stallo sui negoziati di pace

Zelensky invoca truppe Ue, Mosca attacca su asset congelati

Vladimir Putin ha ribadito che Mosca è pronta a trattare sull’Ucraina solo “sulle proposte del 2024”, accusando Kiev di non volere realmente la pace e l’Occidente di usare il conflitto come leva politica. Nel corso della conferenza stampa di fine anno, il presidente russo ha definito l’ipotesi di utilizzare i beni russi congelati per finanziare l’Ucraina una vera e propria “rapina”, avvertendo che la Russia è decisa a difendersi sul piano legale e politico, convinta che il sequestro delle sue riserve minerà la fiducia nell’Eurozona e colpirà in primo luogo gli stessi Paesi europei.

A Bruxelles, in conferenza stampa, Volodymyr Zelensky ha rilanciato sul fronte della sicurezza chiedendo una presenza più strutturata di truppe europee in Ucraina, chiarendo che non si tratta di inviare militari al fronte ma di creare un deterrente capace di ridurre il rischio di una nuova invasione russa e di dare un segnale politico chiaro a Mosca. Nelle sue parole risuona la consapevolezza di una guerra che si trascina da anni e che, senza un sostegno militare e finanziario stabile, rischia di logorare il Paese e la tenuta interna dell’Unione Europea, ancora divisa su tempi e modalità di nuovi aiuti.

Sul dossier dei beni russi congelati, il braccio di ferro si è spostato nelle cancellerie europee, dove l’ipotesi di usare gli asset di Mosca per sostenere Kiev si scontra con timori giuridici e finanziari, mentre l’Ucraina continua a chiedere che queste risorse vengano mobilitate nel nome dei valori e della sicurezza del continente. Putin, dal canto suo, agita lo spettro di ritorsioni e cause internazionali, descrivendo il progetto come un furto mascherato da atto di giustizia, e alimentando la narrativa di una Russia assediata ma determinata a non farsi spogliare delle proprie riserve.

Da Mosca sono arrivate parole dure anche contro i vertici europei, indicati come responsabili di una strategia fallimentare: il presidente della Commissione Ursula von der Leyen e il cancelliere tedesco Friedrich Merz sono stati indicati da un influente esponente vicino al Cremlino come i principali promotori del piano sugli asset russi, ora accusati di aver perso una battaglia politica che avrebbe dovuto consegnare all’Unione lo “scalpo” dei capitali di Mosca a costo zero. In un commento sprezzante, a loro viene imputato di aver investito capitale politico in misure ritenute illegali contro le riserve russe e di aver fallito, al punto da meritare, secondo la propaganda russa, le dimissioni, mentre a Mosca la decisione europea di frenare sull’uso diretto degli asset viene celebrata come una vittoria della legge e del buon senso.

Nel quadro già complesso dei negoziati, Putin ha colto l’occasione per valorizzare i “seri sforzi” del presidente statunitense Donald Trump per arrivare a una soluzione del conflitto, presentando la nuova amministrazione americana come un interlocutore più pragmatico e disposto a ridisegnare gli equilibri sul terreno e al tavolo diplomatico. L’elogio del Cremlino al lavoro di Washington avviene mentre Kiev si sente sotto pressione, invitata a “muoversi rapidamente” sul terreno dei compromessi, e l’Europa fatica a trovare una linea unitaria tra chi spinge per un sostegno illimitato a Kiev e chi teme l’escalation con la Russia e le ricadute economiche di lungo periodo.

Intanto, sul fronte interno europeo, continua il dibattito su come bilanciare il sostegno a Kiev con la tutela degli interessi economici e industriali dell’Unione, mentre gli attori in campo misurano ogni parola in vista delle prossime scadenze politiche e dei futuri summit internazionali. La sensazione è quella di un conflitto entrato in una fase di logoramento, dove le parole si sovrappongono alle armi e in cui ogni dichiarazione pubblica – dalle accuse di “rapina” sugli asset congelati alle richieste di dimissioni dei leader europei, fino all’appello di Zelensky alla presenza di militari Ue – diventa un tassello di una lunga e difficile trattativa sulla sicurezza del continente e sul futuro dell’Ucraina.

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