Nuova indagata nel caso Orlandi, svolta dopo 42 anni

Nuova indagata nel caso Orlandi, svolta dopo 42 anni

False informazioni ai pm, Roma riapre le piste sulla sparizione

C’è una donna indagata nell’inchiesta della procura di Roma sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, cittadina vaticana svanita nel nulla il 22 giugno 1983, uno dei casi più enigmatici della cronaca italiana. La contestazione a suo carico è quella di aver fornito false informazioni al pubblico ministero, un’accusa che si inserisce nel lavoro di rilettura sistematica di testimonianze, verbali e vecchi dossier avviato dopo la riapertura del fascicolo nel maggio 2023 per sequestro di persona a scopo di estorsione.

Dalla riapertura dell’indagine, i pm capitolini, affiancati dal Nucleo investigativo dei carabinieri di Roma, stanno ripercorrendo ogni snodo della vicenda, con particolare attenzione alle ore e ai giorni che precedettero la sparizione della quindicenne, nel tentativo di isolare incongruenze, omissioni e possibili depistaggi. In questo quadro, la posizione della donna – che negli anni avrebbe fornito contributi ritenuti oggi non attendibili – è finita sotto la lente degli inquirenti, convinti che chiarire eventuali falsità o reticenze possa aiutare a far emergere ciò che, per decenni, è rimasto sullo sfondo.

A quarantadue anni da quel 1983 che ha segnato per sempre la famiglia Orlandi e l’opinione pubblica, il nuovo impulso investigativo punta a verificare ancora una volta la solidità delle versioni raccolte, dal contesto familiare ai contatti con il Vaticano fino alle piste che si intrecciano con altri casi coevi. La donna, il cui nome non viene al momento divulgato, è stata iscritta nel registro degli indagati ed è stata ascoltata questa mattina a piazzale Clodio, negli uffici della procura di Roma, accompagnata dal suo difensore, in un colloquio che potrebbe ridefinire il peso di alcune dichiarazioni rese in passato.

La scelta di procedere per false informazioni al pm viene letta come un segnale della volontà degli inquirenti di fare chiarezza non solo sui possibili autori del sequestro, ma anche su chi, nel tempo, avrebbe contribuito a confondere il quadro con racconti distorti, mezze verità o ricostruzioni interessate. Per la famiglia Orlandi, che da anni chiede verità e giustizia, ogni nuova iniziativa giudiziaria rappresenta al tempo stesso una speranza e una ferita riaperta, perché dimostra che la storia non è chiusa ma ricorda quanto lungo e doloroso sia stato finora il cammino alla ricerca di una risposta.

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