Dialoghi a Ginevra e proposta alternativa dei paesi UE
I colloqui tra le delegazioni di Ucraina e Stati Uniti a Ginevra hanno segnato un passo avanti verso un possibile accordo di pace con la Russia. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha definito “sostanziali” i risultati, sottolineando come il lavoro con Washington stia producendo progressi concreti. Parallelamente, l’Europa prepara una controproposta articolata in 24 punti, molto diversa dal piano presentato da Donald Trump, che resta al centro del dibattito internazionale.
Zelensky ha espresso gratitudine per il sostegno americano, cercando di smorzare le tensioni nate da un post del presidente statunitense su Truth Social. “Sono personalmente grato alla leadership americana”, ha dichiarato, ribadendo che la priorità è una pace affidabile e garanzie di sicurezza per chi ha difeso l’Ucraina dall’aggressione russa.
Il segretario di Stato Marco Rubio ha parlato di colloqui “molto positivi”, confermando la soddisfazione della Casa Bianca. L’obiettivo è ottenere il via libera ucraino entro il 27 novembre, in coincidenza con il Giorno del Ringraziamento. “Ogni giorno perso significa vite spezzate”, ha ricordato Rubio, sottolineando l’urgenza di un accordo.
Il piano americano, nella sua versione iniziale, contiene punti giudicati inaccettabili da Kiev, come il riconoscimento della Crimea e di parte del Donbass come territori russi. Rubio ha spiegato che il documento è “vivo” e soggetto a modifiche quotidiane, con l’intenzione di presentarlo successivamente a Mosca.
Sul fronte europeo, la proposta alternativa introduce differenze sostanziali: non esclude del tutto l’adesione futura di Kiev alla Nato, prevede garanzie di sicurezza simili all’articolo 5 dell’Alleanza e non contempla concessioni territoriali. L’Europa chiede un cessate il fuoco come punto di partenza e fissa la linea del fronte attuale come base per eventuali negoziati.
Il documento europeo affronta anche il tema delle sanzioni, prevedendo la loro graduale rimozione dopo la firma dell’accordo, e insiste sui risarcimenti all’Ucraina attraverso i beni russi congelati. Sul piano militare, Bruxelles ritiene insufficienti i 600mila uomini previsti da Trump e propone un esercito di 800mila soldati. Per la centrale nucleare di Zaporizhzhia, l’Europa suggerisce la gestione da parte dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, con la distribuzione dell’energia tra Kiev e Mosca.
Un altro nodo riguarda le elezioni in Ucraina: Washington chiede il voto entro 100 giorni dalla fine della guerra, mentre l’Europa non fissa scadenze rigide, limitandosi a indicare la necessità di elezioni “il prima possibile”. Il confronto tra le due proposte evidenzia la distanza tra la visione americana e quella europea. Da un lato, la Casa Bianca punta a una soluzione rapida, dall’altro l’Europa insiste su un approccio più graduale e inclusivo, che tenga conto delle esigenze di Kiev e della stabilità regionale.
La diplomazia internazionale si muove dunque su un doppio binario: da una parte il pressing degli Stati Uniti per accelerare, dall’altra la cautela europea che mira a costruire un accordo più sostenibile nel lungo periodo. La sfida sarà trovare un equilibrio tra urgenza e solidità, tra compromesso politico e rispetto dei diritti di un popolo che da anni resiste all’invasione.
(Gro/Adnkronos)

Commenta per primo