Accademia stronca il testo premiato dal voto del festival
FIRENZE, 1 marzo 2026 – Il trionfo popolare non sempre coincide con il prestigio accademico. La settantaseiesima edizione del Festival di Sanremo ha eletto il suo re, Sal Da Vinci, ma l’eco del successo della sua “Per sempre sì” si è scontrata duramente con il giudizio delle massime istituzioni linguistiche italiane. Nonostante il brano abbia sbaragliato la concorrenza grazie a un massiccio consenso del televoto e delle giurie, l’Accademia della Crusca ha emesso un verdetto senza appello, assegnando al testo una valutazione insufficiente che ha riacceso il dibattito sul valore dei contenuti nella musica leggera contemporanea.
La sonora bocciatura del professor Coveri
A firmare la severa disamina è stato Lorenzo Coveri, accademico di spicco e già docente presso l’Università di Genova, la cui competenza nello studio dei linguaggi musicali è riconosciuta a livello internazionale. Nelle pagelle pubblicate su Mente Locale e diffuse attraverso i canali social della Crusca, il brano è stato liquidato con un “quattro” in pagella. Secondo l’esperto, la composizione soffre di un’eccessiva aderenza ai canoni più triti della tradizione sanremese, configurandosi come una ballata d’amore che, pur essendo carica di sentimento, fallisce nel tentativo di offrire uno spessore letterario o linguistico degno di nota.
Sette autori per una struttura di luoghi comuni
Un aspetto che ha colpito negativamente la critica è il contrasto tra l’ampiezza del team creativo e la povertà espressiva del risultato finale. Il pezzo vanta infatti ben sette firme, tra cui spiccano nomi di peso come Federica Abbate e Alessandro La Cava, oltre ai produttori Merk & Kremont e alla collaborazione dei familiari dell’artista. Tuttavia, Coveri rileva come questo imponente spiegamento di forze non sia riuscito a produrre nulla di innovativo. Il testo viene descritto come un insieme di stereotipi sentimentali: cuori infranti, legami indissolubili e superamento di ostacoli, elementi che funzionano perfettamente per la pancia del pubblico ma che risultano sterili agli occhi di chi analizza la lingua italiana.
Il tocco napoletano salva l’autenticità
Non tutto il lavoro di Sal Da Vinci è stato però rigettato. Esiste una crepa in questa struttura considerata piatta, ed è situata proprio nel finale della canzone. L’analisi linguistica mette in evidenza come l’inserimento di alcuni versi in lingua napoletana negli ultimi istanti del brano abbia conferito alla traccia una necessaria dose di carattere. Questo richiamo alle radici partenopee dell’interprete è stato interpretato come l’unico vero momento di sincerità espressiva, capace di spezzare la monotonia di un italiano standardizzato e privo di guizzi, che solitamente caratterizza le hit destinate alle classifiche radiofoniche.
Il divario tra accademia e preferenze popolari
Questa discrepanza solleva ancora una volta la questione sulla funzione della musica sanremese: deve essere veicolo di cultura o semplice intrattenimento di massa? Mentre la kermesse ligure continua a macinare record di ascolti e vendite, la critica istituzionale sembra voler richiamare gli artisti a una maggiore responsabilità testuale. Per Sal Da Vinci, la vittoria resta un traguardo storico, ma il monito della Crusca suggerisce che la strada per la consacrazione definitiva come autore passi necessariamente attraverso una ricerca stilistica più audace, capace di rifuggire le facili scorciatoie dei cliché romantici.
(Pam/Adnkronos)

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