La vicepresidente assume il potere dopo l’arresto di Maduro
La Corte Suprema venezuelana ha affidato a Delcy Rodriguez la guida ad interim del Paese dopo l’arresto di Nicolás Maduro da parte degli Stati Uniti, che lo hanno trasferito fuori dal territorio nazionale. La decisione, formalizzata in una nota ufficiale, stabilisce che Rodriguez “assumerà ed eserciterà, come presidente facente funzioni, tutti i poteri necessari per garantire continuità amministrativa e tutela della nazione”. Una formula che segna l’avvio di una fase politica delicatissima, mentre Caracas tenta di riorganizzarsi dopo il colpo di scena internazionale.
Secondo il New York Times, la transizione non sarebbe frutto di un’improvvisazione. Il quotidiano statunitense sostiene che Washington avesse già discusso da settimane la possibilità che Rodriguez assumesse temporaneamente la leadership del Paese. Fonti citate dal giornale affermano che l’amministrazione Trump ritiene la vicepresidente una figura in grado di favorire un clima più collaborativo, soprattutto nel settore energetico, dove gli Stati Uniti sperano di vedere tutelati i propri investimenti. Rodriguez, che da agosto 2024 ricopre anche il ruolo di ministra del Petrolio, sarebbe considerata da alcuni funzionari americani una possibile garante per le compagnie statunitensi interessate al mercato venezuelano.
Chi è Delcy Rodriguez: nata a Caracas nel 1969, Rodriguez proviene da una famiglia profondamente legata alla storia politica del Paese. Suo padre, Jorge Antonio Rodriguez, fu un militante della sinistra rivoluzionaria e fondatore della Liga Socialista negli anni Settanta. Laureata in legge all’Universidad Central de Venezuela, ha costruito una carriera politica rapida e costante, diventando una delle figure più influenti del chavismo.
Nel 2013 è stata nominata ministra della Comunicazione e dell’Informazione, ruolo che ha mantenuto fino al 2014. L’anno successivo ha assunto la guida del ministero degli Esteri, incarico che ha ricoperto fino al 2017. In quel periodo si è fatta notare per la sua linea dura nelle sedi internazionali, come quando tentò di partecipare a una riunione del Mercosur a Buenos Aires nonostante la sospensione del Venezuela dal blocco commerciale.
Nel 2017 ha assunto la presidenza dell’Assemblea Costituente, organismo fortemente voluto dal governo e accusato dall’opposizione di aver ampliato i poteri di Maduro a scapito del Parlamento eletto. La sua nomina a vicepresidente, avvenuta nel 2018, fu salutata da Maduro con parole di grande enfasi: la definì “giovane, coraggiosa, rivoluzionaria e temprata in mille battaglie”. In seguito l’ha soprannominata “la tigre”, un appellativo che riflette la sua immagine di figura combattiva e leale al progetto socialista.
Negli ultimi anni Rodriguez ha assunto un ruolo sempre più centrale nella gestione economica del Paese, applicando politiche considerate più ortodosse rispetto alla linea tradizionale del chavismo, nel tentativo di contenere un’inflazione fuori controllo. La sua influenza è rafforzata anche dal rapporto stretto con il fratello Jorge, attuale presidente dell’Assemblea Nazionale.
La sua ascesa alla presidenza ad interim arriva in un momento di forte tensione internazionale. Da un lato, gli Stati Uniti sembrano considerarla una figura con cui poter dialogare; dall’altro, una parte dell’opinione pubblica venezuelana e internazionale vede con sospetto la sua vicinanza al vecchio apparato di potere. La sua gestione del ministero del Petrolio, settore cruciale ma colpito da pesanti sanzioni, sarà uno dei banchi di prova più immediati.
Mentre il Paese affronta l’ennesima fase di incertezza, la figura di Delcy Rodriguez si trova al centro di un equilibrio fragile, sospeso tra pressioni internazionali, aspettative interne e un’eredità politica complessa. Le prossime settimane diranno se la “tigre” del chavismo riuscirà a guidare il Venezuela in una transizione ordinata o se la crisi aprirà nuovi scenari imprevedibili.

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