Tra Bari e Bisceglie arresti dopo agguati e omicidi armati
Una vasta operazione antimafia coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari ha colpito duramente i clan Capriati e Strisciuglio, protagonisti negli ultimi mesi di una violenta escalation criminale tra il capoluogo pugliese e diversi comuni della provincia.
Nelle prime ore della mattinata Polizia di Stato e Carabinieri hanno eseguito undici misure cautelari in carcere e tre fermi nell’ambito delle indagini sugli omicidi di Raffaele Capriati, detto “Lello”, e di Filippo Scavo, due episodi ritenuti centrali nella guerra tra i gruppi mafiosi rivali.
L’omicidio di Lello Capriati
Le indagini della Squadra Mobile di Bari hanno ricostruito il delitto di Raffaele Capriati, avvenuto il primo aprile 2024 a Torre a Mare, nel giorno di Pasquetta.
Secondo gli investigatori, due sicari a bordo di una moto di grossa cilindrata avrebbero raggiunto l’auto della vittima esplodendo quattro colpi di pistola in piena strada, davanti a numerosi presenti. Nell’agguato era presente anche una donna rimasta illesa.
Per la Direzione Distrettuale Antimafia, Capriati rappresentava una figura di vertice dell’omonimo clan e la sua uccisione avrebbe aggravato ulteriormente gli equilibri già precari all’interno della criminalità organizzata barese.
Scontri tra gruppi rivali
L’inchiesta ha documentato mesi di tensioni e scontri tra appartenenti ai clan Capriati e Strisciuglio, spesso avvenuti anche all’interno di locali notturni e luoghi della movida cittadina.
Secondo gli investigatori, in diverse occasioni sarebbero state esibite armi da fuoco durante confronti tra giovani affiliati o vicini ai gruppi mafiosi.
Oltre all’omicidio Capriati, le misure cautelari riguardano anche altri episodi violenti, traffici di armi e sostanze stupefacenti e un grave fatto di sangue verificatosi nella piazza centrale di Carbonara.
Cellulari introdotti in carcere con i droni
Uno degli aspetti più rilevanti emersi dall’inchiesta riguarda la capacità dei clan di mantenere il controllo delle attività criminali anche dall’interno del carcere di Bari.
Le indagini hanno infatti documentato l’introduzione sistematica di telefoni cellulari nelle celle tramite droni, consentendo ai detenuti coinvolti nell’organizzazione mafiosa di continuare a comunicare con l’esterno e impartire ordini.
Per gli investigatori, si tratta di un sistema strutturato utilizzato per mantenere operativi i collegamenti tra affiliati detenuti e uomini attivi sul territorio.
Il delitto Scavo nella discoteca di Bisceglie
Parallelamente la Dda di Bari ha disposto tre fermi per l’omicidio di Filippo Scavo, avvenuto il 19 aprile scorso all’interno del “Divine Club” di Bisceglie.
Le indagini condotte dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri hanno portato al fermo di tre giovani tra i 21 e i 22 anni accusati, a vario titolo, di omicidio volontario aggravato dal metodo mafioso e porto illegale di armi.
Secondo la ricostruzione investigativa, il gruppo avrebbe seguito l’intera progressione dell’agguato: dalla presenza della vittima nel locale fino all’irruzione armata culminata con gli spari e la successiva fuga.
Guerra per il controllo del territorio
Per la Direzione Distrettuale Antimafia, anche il delitto Scavo si inserisce nella lunga contrapposizione armata tra i clan Capriati e Strisciuglio, finalizzata al controllo del traffico di droga e dell’occupazione criminale del territorio.
Gli investigatori parlano di un quadro particolarmente allarmante caratterizzato da giovanissimi coinvolti in dinamiche mafiose sempre più aggressive e violente.
La Dda di Bari ha sottolineato la stretta collaborazione tra Polizia di Stato e Carabinieri, evidenziando la rapidità e l’efficacia dell’azione investigativa sviluppata attraverso un coordinamento comune tra le forze impegnate nelle indagini.
I procedimenti restano comunque nella fase delle indagini preliminari. Per i tre fermati nell’inchiesta sull’omicidio Scavo sarà ora necessario il vaglio del giudice per la convalida dei provvedimenti cautelari. La responsabilità degli indagati dovrà essere accertata nei successivi gradi di giudizio nel rispetto del principio di presunzione di innocenza.

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