E’ morto lo stilista Valentino Ludovico Garavani, aveva 93 anni

E' morto lo stilista Valentino Ludovico Garavani, aveva 93 anni
E' morto lo stilista Valentino Ludovico Garavani, aveva 93 anni

L’addio nella Roma che lo consacrò icona assoluta dell’haute couture

La moda internazionale perde una delle sue colonne portanti con la scomparsa di Valentino Garavani, morto a 93 anni nella sua residenza romana. La notizia, diffusa dalla Fondazione Valentino Garavani, ha attraversato il mondo della couture come un’onda improvvisa, riportando alla memoria un’epoca in cui lo stilista aveva trasformato l’eleganza in un linguaggio universale. La camera ardente sarà allestita a PM23, in Piazza Mignanelli, nelle giornate del 21 e 22 gennaio, mentre i funerali si terranno il 23 gennaio nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri.

Figura centrale della creatività italiana, Garavani ha incarnato per oltre mezzo secolo l’idea stessa di raffinatezza assoluta, costruendo un immaginario che ha attraversato generazioni e continenti. La sua ascesa, iniziata tra le sartorie parigine e consolidata nella Roma della Dolce Vita, ha definito un modello di stile riconoscibile ovunque: linee impeccabili, colori iconici, un culto quasi religioso per la perfezione. Non era solo uno stilista, ma un narratore di bellezza, capace di trasformare ogni abito in un racconto di luce, tessuti e sogni.

Il suo percorso, segnato da incontri decisivi e da un talento fuori scala, lo ha portato a vestire alcune delle donne più influenti del Novecento. Jackie Kennedy, che scelse un suo modello per le nozze con Onassis, contribuì a spalancargli le porte degli Stati Uniti. Liz Taylor, Sophia Loren, Aretha Franklin, le supermodelle degli anni d’oro: tutte hanno trovato in Valentino un alleato prezioso, un creatore capace di esaltare la loro presenza scenica con abiti che sembravano scolpiti sulla pelle. La sua corte era un universo scintillante, popolato da star, aristocratiche e muse che riconoscevano in lui un’autorità indiscussa.

Accanto a Garavani, in ogni fase della sua vita, c’era Giancarlo Giammetti, compagno e partner professionale, testimone di un sodalizio che ha reso possibile la costruzione di un impero creativo. Insieme hanno attraversato decenni di trasformazioni, mantenendo intatta la centralità della maison, che da via Condotti a Piazza Mignanelli è diventata un punto di riferimento globale. La loro storia, raccontata anche nel documentario Valentino: The Last Emperor, restituisce l’immagine di un uomo esigente, appassionato, capace di difendere la propria visione con una determinazione quasi feroce.

Il successo internazionale arrivò presto, grazie alla consacrazione di Pitti Moda nel 1962 e ai riconoscimenti che seguirono, tra cui il prestigioso Premio Neiman Marcus nel 1967. Da quel momento, Valentino divenne sinonimo di eccellenza: atelier aperti nelle capitali della moda, profumi iconici, collaborazioni con compagnie aeree, collezioni uomo e donna che ridefinivano i codici dell’eleganza. Il celebre rosso Valentino, nato da una folgorazione visiva durante un viaggio in Spagna, divenne un simbolo globale, ma prima ancora c’era stato il bianco, protagonista della collezione che lo impose definitivamente sulla scena internazionale.

La sua vita privata e professionale si intrecciava con un gusto per il bello che non conosceva compromessi. Dallo chalet di Gstaad allo yacht TM Blue One, dai castelli alle feste leggendarie, ogni dettaglio raccontava un’esistenza vissuta come un’opera d’arte. Anche dopo il ritiro dalle passerelle nel 2007, celebrato con tre giorni di eventi monumentali a Roma, Garavani non ha mai smesso di essere un punto di riferimento, osservando con attenzione l’evoluzione della maison e continuando a influenzare il mondo della moda con la sua presenza discreta ma autorevole.

La sua eredità resta incisa nella storia della couture: otto attrici hanno ricevuto un Oscar indossando sue creazioni, e innumerevoli donne hanno trovato nei suoi abiti un modo per sentirsi più forti, più belle, più consapevoli. Valentino Garavani lascia un vuoto che va oltre la moda, perché il suo lavoro ha plasmato un immaginario collettivo, un’idea di eleganza che continua a vivere nei tessuti, nelle forme e nelle visioni di chi oggi raccoglie il suo testimone.

Roma, la città che lo ha accolto e consacrato, gli rende ora l’ultimo omaggio, consapevole di salutare non solo un maestro, ma un simbolo irripetibile della creatività italiana.

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