Carburante aereo crisi lunga secondo Iata dopo tregua Hormuz

Carburante aereo crisi lunga secondo Iata dopo tregua Hormuz

Prezzi dei voli in aumento mentre a Milano cresce la tensione

La riapertura dello Stretto di Hormuz, garantita dalla tregua di due settimane concordata tra Stati Uniti e Iran, non allenta la pressione sul settore dell’aviazione. L’Iata avverte che il ritorno a una situazione stabile richiederà mesi, nonostante il passaggio strategico sia di nuovo operativo. Le interruzioni nella raffinazione mediorientale hanno già inciso sulle scorte globali e il ripristino dei flussi non sarà immediato. Il direttore generale Willie Walsh chiarisce che la filiera del carburante aereo resta fragile e che l’impatto sui costi sarà inevitabile.

Rifornimenti lenti e prezzi destinati a salire

Walsh sottolinea che la capacità produttiva concentrata in poche aree del mondo ha amplificato gli effetti della crisi. Le compagnie, costrette a ricalibrare le rotte per evitare zone sensibili, affrontano ora un incremento dei costi operativi che si rifletterà sui biglietti. L’aumento non sarà uniforme, ma colpirà soprattutto le tratte verso l’Asia, dove molti collegamenti si appoggiavano agli hub del Golfo. Il traffico dirottato verso vettori extra-regione è solo una soluzione temporanea: gli hub mediorientali, secondo Iata, recupereranno rapidamente il loro ruolo centrale.

Italia sotto pressione tra scorte ridotte e timori dei passeggeri

In Italia l’allarme è scattato quando un grande distributore ha annunciato forniture contingentate negli aeroporti di Milano Linate, Venezia, Treviso e Bologna. A Brindisi si sono registrati giorni di indisponibilità, mentre Pescara e Reggio Calabria hanno operato con quantità limitate. Le compagnie assicurano continuità, ma la tensione resta alta. Ryanair ha dichiarato di poter garantire carburante fino a metà o fine maggio, ma la situazione resta fluida.

Il presidente dell’Unc, Massimiliano Dona, spiega che il rischio immediato non riguarda la cancellazione dei voli, bensì l’aumento dei prezzi. Le deviazioni obbligate, unite alla crisi del greggio legata al conflitto in Iran, hanno già spinto in alto i costi del carburante. Il blocco dello Stretto, unito alla speculazione, ha fatto impennare i prezzi alla pompa e alimentato il timore di un effetto domino sugli aeroporti europei.

Diritti dei passeggeri e limiti delle tutele in caso di guerra

Dona ricorda che la guerra rientra tra le “circostanze eccezionali” che possono escludere la compensazione pecuniaria prevista dal Regolamento 261/2004. Tuttavia, i passeggeri mantengono il diritto al rimborso del biglietto o alla riprotezione su un volo alternativo. Restano garantiti anche assistenza, pasti, comunicazioni e, se necessario, pernottamento. Le compensazioni economiche scattano solo se la cancellazione non è comunicata con almeno due settimane di anticipo, ma in caso di conflitto potrebbero non essere riconosciute.

Assicurazioni inutili e norme già sufficienti

Molti consumatori hanno valutato l’acquisto di un’assicurazione aggiuntiva, temendo cancellazioni legate alla crisi del carburante. Dona chiarisce che non è necessario: la normativa europea tutela già i passeggeri, anche in scenari complessi. Le polizze non aggiungerebbero benefici concreti in caso di cancellazioni dovute a eventi bellici o a carenze di rifornimento.

Settore in attesa di stabilità mentre la tregua non basta

La tregua tra Stati Uniti e Iran e la riapertura dello Stretto rappresentano un passo importante, ma non risolutivo. La catena logistica del carburante richiede tempo per tornare ai livelli pre-crisi. Le compagnie monitorano l’evoluzione geopolitica, consapevoli che ogni variazione nei flussi energetici può ripercuotersi immediatamente sui costi e sulla programmazione dei voli. Per ora, la parola d’ordine resta prudenza: il settore attende stabilità, mentre i passeggeri devono prepararsi a un periodo di prezzi più alti e operatività variabile.

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