Mojtaba Khamenei ordina vendetta e chiusura di Hormuz

Mojtaba Khamenei ordina vendetta e chiusura di Hormuz

Discorso diffuso da Teheran linea dura contro nemici esterni

La nuova Guida Suprema dell’Iran, Mojtaba Khamenei, ha lanciato il suo primo messaggio politico al Paese promettendo vendetta contro i nemici della Repubblica islamica e rilanciando la minaccia di utilizzare la chiusura dello Stretto di Hormuz come strumento di pressione geopolitica.

Il discorso, diffuso attraverso la televisione di Stato e letto da una giornalista, è arrivato pochi giorni dopo la sua nomina da parte dell’Assemblea degli Esperti, avvenuta in seguito alla morte del padre Ali Khamenei.

Il leader non è apparso in pubblico. L’assenza ha alimentato interrogativi sulle sue condizioni fisiche, mentre il Paese attraversa una delle fasi più delicate della sua storia recente.

La promessa di vendetta

Nel messaggio, Mojtaba Khamenei ha dichiarato che la vendetta per i “martiri” iraniani resta la priorità assoluta della leadership di Teheran. Secondo il nuovo leader religioso e politico, finora sarebbe stata ottenuta solo una risposta “limitata” agli attacchi subiti.

Il riferimento riguarda in particolare il bombardamento di una scuola a Minab, nel sud del Paese, episodio citato come simbolo delle azioni attribuite ai nemici dell’Iran.

La Guida Suprema ha affermato che la rappresaglia non riguarderà soltanto la morte del padre, ma tutti i cittadini iraniani uccisi in azioni militari o operazioni attribuite a potenze ostili.

Il messaggio utilizza un linguaggio diretto e privo di ambiguità: la Repubblica islamica, ha assicurato, non rinuncerà a punire i responsabili.

La leva strategica dello Stretto di Hormuz

Uno dei passaggi più rilevanti riguarda la possibilità di utilizzare la chiusura dello Stretto di Hormuz come arma di pressione.

Il corridoio marittimo rappresenta uno dei punti più strategici del commercio energetico globale, attraverso cui transita una quota significativa del petrolio mondiale.

Secondo Khamenei, questa leva deve restare sul tavolo finché la guerra e le tensioni con gli avversari regionali continueranno.

Il leader iraniano ha inoltre lasciato intendere che Teheran starebbe valutando l’apertura di nuovi fronti di pressione, in aree dove, a suo dire, i rivali avrebbero meno esperienza operativa e maggiori vulnerabilità.

Accuse contro le basi militari straniere

Nel suo discorso, la nuova Guida Suprema ha accusato gli Stati Uniti di aver installato negli anni una rete di basi militari nei Paesi vicini all’Iran.

Secondo la leadership di Teheran, alcune di queste strutture sarebbero state utilizzate negli attacchi contro la Repubblica islamica.

Khamenei ha affermato che l’Iran avrebbe reagito colpendo esclusivamente le installazioni militari, evitando di prendere di mira direttamente i Paesi che le ospitano. Tuttavia ha avvertito che la responsabilità degli attacchi ricade su chi consente la presenza di queste infrastrutture sul proprio territorio.

Nel messaggio compare anche una richiesta di risarcimenti economici verso i nemici di Teheran. In caso di rifiuto, ha avvertito la Guida Suprema, l’Iran potrebbe sequestrare o distruggere beni ritenuti equivalenti ai danni subiti.

Il richiamo al Fronte della Resistenza

Ampio spazio nel discorso è stato dedicato agli alleati regionali della Repubblica islamica, indicati come parte del cosiddetto “Fronte della Resistenza”.

Khamenei ha ringraziato apertamente i movimenti e i governi che sostengono la linea iraniana nella regione. Tra questi sono stati citati il movimento libanese Hezbollah, i gruppi armati in Iraq e le forze legate allo Yemen.

Il leader iraniano ha elogiato in particolare il sostegno dato alla popolazione della Gaza, descritta come simbolo della lotta contro quello che ha definito “sedizione sionista”.

Secondo la Guida Suprema, la cooperazione tra queste forze ridurrà i tempi per raggiungere gli obiettivi strategici del fronte anti-israeliano e anti-occidentale nella regione.

Dubbi sulla salute e assenza pubblica

L’assenza del leader dalla scena pubblica ha sollevato interrogativi anche tra osservatori e analisti internazionali.

Una fonte citata da CNN sostiene che Mojtaba Khamenei avrebbe riportato una frattura al piede e ferite lievi durante il primo giorno della campagna di bombardamenti attribuita a operazioni congiunte israelo-americane.

Altre fonti, invece, ritengono che le condizioni di salute non gli consentano al momento di parlare direttamente in televisione.

Il fatto che il messaggio sia stato letto da una giornalista della tv di Stato ha quindi alimentato ulteriori speculazioni sullo stato fisico del nuovo leader.

L’eredità politica del padre

Nel passaggio finale del discorso, Mojtaba Khamenei ha raccontato di aver appreso della sua nomina guardando la televisione, come la maggior parte dei cittadini iraniani.

Il nuovo leader ha definito il compito che lo attende “estremamente difficile”, sottolineando il peso dell’eredità lasciata dal padre Ali Khamenei e dal fondatore della Repubblica islamica Ruhollah Khomeini.

Ha descritto il padre come una “montagna di fermezza”, riconoscendo implicitamente la complessità di raccoglierne il testimone in un momento segnato da guerra, pressioni internazionali e tensioni interne.

Il discorso rappresenta quindi il primo segnale politico della nuova leadership iraniana: una linea dura, centrata sulla deterrenza militare, sull’asse della resistenza regionale e sulla minaccia di strumenti strategici come lo Stretto di Hormuz.

Un messaggio che rilancia la tensione in Medio Oriente e che potrebbe avere ripercussioni immediate sugli equilibri geopolitici e sui mercati energetici globali.

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