Polizia di Stato identifica coinvolti in violento scontro tra bande giovanili presso la Cattedrale
Nel corso della notte che ha segnato il passaggio dal 3 al 4 gennaio del corrente anno, si è verificato un episodio di violenza collettiva nel contesto urbano di Oristano, capoluogo della provincia sardegna. L’evento, configurato come rissa fra gruppi di giovani, si è consumato nel cuore della città storica, in prossimità del sagrato della Cattedrale e nelle viabilità circostanti, con particolare concentrazione nella piazza Duomo. L’episodio criminoso ha raggiunto livelli di gravità tali da richiedere l’intervento coordinato di molteplici organismi di forza pubblica e da giustificare l’apertura di un procedimento giudiziario complesso. La Polizia di Stato, operando sotto il coordinamento della magistratura distrettuale, ha proceduto all’identificazione e alla denuncia di diciotto giovani ritenuti responsabili della consumazione dell’evento violento.
L’attività coordinata fra le autorità giudiziarie
L’operazione di identificazione e di denuncia è stata condotta secondo un coordinamento fra molteplici livelli dell’apparato giudiziario, circostanza che testimonia la complessità gestionale dell’evento. Il coordinamento ha interessato la Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Oristano, competente per i procedimenti a carico di soggetti maggiorenni, nonché la Procura della Repubblica per i Minorenni con sede a Cagliari, competente per l’esame dei procedimenti a carico di soggetti minori d’età. La circostanza che fosse necessario il coinvolgimento di entrambi i livelli di magistratura specializzata testimonia che il gruppo dei diciotto giovani identificati presentava una composizione mista, con partecipanti sia maggiorenni che non ancora compiuti i diciotto anni di età.
Le risultanze investigative della Squadra Mobile
L’attività investigativa volta alla ricostruzione della dinamica dei fatti è stata condotta dal personale della Squadra Mobile della Questura di Oristano, struttura specializzata nella conduzione di indagini relative a reati più complessi e articolati. Gli investigatori hanno utilizzato come strumento principale l’acquisizione e l’analisi sistematica delle immagini registrate dai sistemi di videosorveglianza urbana dislocati nella zona interessata dal fenomeno criminoso. Queste riprese videoregistrate hanno consentito una ricostruzione cronologica puntuale degli episodi, permettendo agli investigatori di identificare i soggetti coinvolti, di determinare i ruoli specifici assolti da ciascuno, e di tracciare le modalità di commissione dell’evento violento. L’analisi delle immagini ha inoltre consentito di stabilire connessioni causali fra i vari episodi parziali che avevano composto l’evento complessivo.
La cronologia dell’episodio violento
Secondo la ricostruzione operata dagli investigatori, gli eventi ebbero inizio nel corso della notte, specificamente intorno alle ore 23.50 del 3 gennaio, e si protrassero fino alle ore 01.10 del giorno successivo, rappresentando così un episodio di durata quasi novanta minuti caratterizzato da fasi successive di violenza intervallate da momenti di dispersione e di riorganizzazione. Nella fase iniziale, due gruppi distinti di giovani si erano confrontati in piazza Duomo, luogo centrale della città dal significato simbolico particolare essendo ubicato immediatamente prossimale al sagrato della chiesa di Santa Maria Assunta, edificio religioso di rilievo storico e culturale. L’alterco iniziale, presumibilmente caratterizzato da contenuti verbali di natura offensiva, era rapidamente degenerato nella consumazione di una vera e propria rissa, episodio violento fisico fra i componenti dei due gruppi.
Il primo intervento delle forze dell’ordine
Il persistere della violenza nella piazza centrale aveva attirato l’attenzione dei cittadini residenti nella zona e aveva suscitato segnalazioni alle autorità di pubblica sicurezza. In conseguenza di queste segnalazioni, le Volanti della Polizia di Stato erano tempestivamente intervenute nel luogo dell’evento, supportate nel loro intervento da pattuglie dell’Arma dei Carabinieri e da elementi della Guardia di Finanza, articolazioni diverse della forza pubblica che operavano in coordinamento operativo. La presenza massiccia di forze dell’ordine aveva determinato la momentanea dispersione dei partecipanti ai tumulti, i quali si erano allontanati dai luoghi del conflitto per evitare la cattura e l’identificazione da parte degli operatori di polizia.
La ricerca e l’aggressione secondaria
Tuttavia, la dispersione iniziale non aveva significato la conclusione dell’episodio violento. Infatti, il primo gruppo aveva successivamente intrapreso un’attività di ricerca del secondo gruppo, riuscendo a localizzarlo nonostante questi fosse rimasto in condizione di inferiorità numerica rispetto ai persecutori. Una volta che i due gruppi si erano nuovamente incontrati, il primo gruppo aveva nuovamente aggredito il secondo, dando così origine a una seconda ondata di violenza nel corso della quale erano stati utilizzati strumenti e oggetti idonei a provocare lesioni corporali. Specificamente, gli aggressori avevano impiegato bottiglie di vetro, che rappresentavano armi da taglio potenzialmente letali, spray contenente capsico, comunemente detto spray al peperoncino, una sostanza irritante in grado di causare lesioni agli occhi e alle vie respiratorie, nonché cinture, oggetti utilizzati come strumenti di percossa.
La reazione del gruppo aggredito e il prelevamento di armi da un cantiere
Il secondo gruppo, sottoposto a questa aggressione violenta e riuscito a non essere completamente soprafatto, aveva sviluppato una strategia difensiva consistente nel raggiungimento di un edificio ubicato nelle vicinanze, struttura architettonica che versava in uno stato di ristrutturazione e pertanto disponeva di un cantiere aperto. Dal cantiere dell’edificio in ristrutturazione, i componenti del gruppo aggredito avevano proceduto al prelevamento di attrezzi e di materiali di costruzione che potevano fungere da armi, specificamente spranghe di ferro e assi di legno di grossa dimensione. Con questi strumenti acquisiti, i giovani aggrediti si erano riorganizzati taticamente, preparando una reazione aggressiva nei confronti del primo gruppo che nel frattempo continuava a inseguirli e a cercare di completare l’aggressione iniziata.
Il tempestivo intervento che evita conseguenze ancora più gravi
La situazione stava per raggiungere un livello di escalation violenta che poteva comportare conseguenze estremamente gravi per l’incolumità fisica dei partecipanti alla rissa. Nel momento cruciale in cui il secondo gruppo stava per implementare la reazione preparata mediante l’utilizzo delle spranghe di ferro e degli assi di legno, le Volanti della Polizia di Stato, che nel frattempo avevano ripreso le attività di ricerca nella zona, sono intervenute tempestivamente. Questo intervento tempestivo delle forze dell’ordine ha interrotto l’escalation della violenza, evitando così conseguenze mediche potenzialmente letali per i partecipanti. L’intervento rappresenta pertanto un fattore cruciale nel contenimento della tragicità che l’evento violento avrebbe potuto assumere.
La denuncia collettiva e l’avvio del procedimento
In conseguenza dei risultati investigativi ottenuti attraverso l’analisi delle videoregistrazioni e delle testimonianze raccolte, la Polizia di Stato ha proceduto alla formulazione di denuncia formale nei confronti di tutti i diciotto soggetti identificati, denuncia trasmessa alle autorità giudiziarie competenti. La denuncia ha configurato il comportamento dei giovani come costituente il reato di rissa, delitto che l’ordinamento penale italiano sanziona in relazione alla violenza commessa collettivamente. L’avvio del procedimento penale ha rappresentato il primo livello di conseguenza giuridica derivante dal comportamento dei giovani partecipanti.
Gli Avvisi Orali come strumento di prevenzione amministrativa
Parallelamente all’avvio del procedimento penale, il Questore della provincia di Oristano ha esercitato le proprie competenze nell’ambito della prevenzione amministrativa della criminalità, emanando Avvisi Orali nei confronti di tutti i soggetti identificati. Gli Avvisi Orali rappresentano uno strumento giuridico mediante il quale le autorità di pubblica sicurezza intendono comunicare formalmente a un soggetto che il suo comportamento è stato percepito come deviante e che l’ordinamento giuridico richiede da lui una correzione della propria condotta. Specificamente, l’Avviso Orale aveva il contenuto di un’intimazione rivolta ai giovani affinché mantenessero una condotta conforme alla legge e rispettosa dei principi di corretto vivere sociale. Alla emanazione dell’Avviso Orale, la questura aveva anche provveduto all’attivazione di un regime di costante monitoraggio preventivo nei confronti dei soggetti destinatari, monitoraggio mediante il quale le autorità di polizia intendevano acquisire tempestivamente informazioni circa qualsiasi comportamento ulteriore da parte dei giovani denunciati.
I Fogli di Via Obbligatori per i non residenti
Per sette dei diciotto soggetti denunciati, il Questore ha attivato le procedure amministrative per l’emissione di Fogli di Via Obbligatori, misure che non erano precedentemente residenti nella città di Oristano. I Fogli di Via Obbligatori rappresentano un provvedimento amministrativo mediante il quale l’autorità di pubblica sicurezza ordina a un soggetto di non fare ritorno in un comune specificato per una durata temporale determinata. Nel caso specifico, i Fogli di Via Obbligatori prevedevano un divieto di ritorno nel Comune di Oristano per la durata di un anno intero. Questo provvedimento mira a interrompere il legame fra il soggetto e la comunità territoriale dove aveva commesso il reato, al fine di prevenire la consumazione di ulteriori episodi delinquenziali nella medesima area geografica.
Il significato dell’evento in termini di sicurezza urbana
L’episodio di rissa verificatosi nel centro storico di Oristano rappresenta una manifestazione del fenomeno più ampio della criminalità giovanile caratterizzata da violenza collettiva e da scontri fra bande. La consumazione dell’evento in prossimità della Cattedrale, edificio di significato religioso e culturale per la comunità oristanese, testimonia come la violenza giovanile possa interessare anche gli spazi più emblematici della città, generando un effetto di insicurezza percepita che supera il mero danno fisico subito dai partecipanti. La motivazione dell’evento, attribuita dagli investigatori a “futili motivi” verosimilmente correlati all’abuso di alcool e di droghe, evidenzia come lo stato di intossicazione rappresenti un fattore significativo nell’innesco di episodi di violenza collettiva fra i giovani.
Le prospettive del procedimento penale e preventivo
Il procedimento penale nei confronti dei diciotto giovani identificati si articolerà attraverso le diverse fasi previste dal diritto processuale penale italiano, con la possibilità di conseguire determinazioni di responsabilità penale e di applicazione di pene detentive o pecuniarie. Parallelamente, l’attivazione dei regimi di prevenzione amministrativa mediante Avvisi Orali, monitoraggio preventivo e Fogli di Via Obbligatori rappresenta un’articolazione multilivello della risposta istituzionale, mediante la quale l’ordinamento italiano intende incidere simultaneamente su molteplici dimensioni del fenomeno criminale, sia quella repressivo-penale che quella preventivo-amministrativa.

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