Sparatoria Rogoredo indagati quattro agenti della polizia L’inchiesta sulla sparatoria a Milano coinvolge le divise
Il fascicolo della Procura milanese sugli agenti
L’autorità giudiziaria di Milano ha formalmente aperto un’indagine che coinvolge quattro esponenti delle forze dell’ordine a seguito degli eventi drammatici consumatisi domenica scorsa nel quartiere di Rogoredo. Il Procuratore Capo Marcello Viola ha proceduto all’iscrizione nel registro degli indagati non solo per l’operatore che ha materialmente esploso i colpi, ma anche per i tre colleghi facenti parte dell’Unità Operativa di Primo Intervento (Uopi). L’ipotesi di reato formulata è quella di lesioni colpose, una decisione assunta come atto dovuto a garanzia dei poliziotti stessi per consentire tutti gli accertamenti tecnici necessari sulla dinamica dello scontro a fuoco.
La scriminante del legittimo utilizzo delle armi
L’inchiesta si muove lungo il perimetro dell’uso legittimo delle armi, una scriminante che protegge il pubblico ufficiale quando l’impiego della forza sia reso indispensabile per respingere una violenza attuale o prevenire la commissione di crimini efferati, come l’omicidio. Questo scenario tecnico-giuridico, qualora venisse confermato dalle perizie balistiche e dalle testimonianze, potrebbe condurre verso una rapida archiviazione della posizione degli agenti. Le forze dell’ordine si sono infatti trovate a fronteggiare una minaccia immediata in un contesto urbano ad alta densità, dove il rischio per la pubblica incolumità era diventato estremo.
Il profilo dell’aggressore e i reati contestati
Mentre i poliziotti affrontano l’iter procedurale, la posizione del trentenne di nazionalità cinese, attualmente ricoverato in condizioni critiche presso la struttura ospedaliera del Niguarda, appare pesantissima. L’uomo, privo di documenti di soggiorno regolari e probabilmente affetto da gravi instabilità mentali, deve rispondere di tentato omicidio ai danni dei quattro agenti. A questo si aggiungono le accuse di rapina a mano armata e lesioni aggravate per l’assalto a una guardia giurata, a cui ha sottratto una pistola Walther P99 dopo averla colpita violentemente con una sbarra metallica. La sua scia di violenza comprende anche minacce aggravate rivolte a passanti e ad altri operatori di polizia.
I precedenti e l’escalation di violenza sul territorio
L’episodio di domenica a Milano non è stato un evento isolato, ma l’apice di un’escalation iniziata il 30 gennaio. Il giovane era già stato intercettato dalla Polfer presso lo scalo ferroviario di Rogoredo, dove era stato trovato in possesso di oggetti atti a offendere. In quell’occasione aveva dichiarato candidamente di utilizzare sassi e catene per colpire chiunque lo disturbasse. Nei giorni successivi, i suoi comportamenti aggressivi si erano ripetuti in Stazione Centrale, portando a diverse denunce e persino a un breve ricovero ospedaliero presso il Fatebenefratelli, dal quale era stato dimesso poche ore prima del conflitto finale.
La ricostruzione balistica attraverso le telecamere
Gli specialisti della Squadra Mobile stanno analizzando minuziosamente i filmati estratti dai sistemi di sorveglianza urbana per cristallizzare ogni istante dello scontro. Le immagini mostrano l’uomo muoversi con l’arma in pugno nei pressi della ferrovia, prima di alzare il braccio e fare fuoco contro il mezzo blindato della polizia. Un proiettile ha centrato il cofano della Land Rover dell’Uopi, scatenando la reazione immediata del capo equipaggio che ha risposto al fuoco con l’arma di reparto. Questi rilievi saranno fondamentali per confermare la proporzionalità della risposta armata e chiudere il cerchio su una vicenda che ha scosso profondamente l’opinione pubblica milanese.

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