Tragedia Crans-Montana: gli amici ricordano le vittime

Le testimonianze toccanti dal programma ‘Bella Ma’ di Rai2

A un mese esatto dalla devastante tragedia alpina che ha spezzato 41 giovani vite, il programma televisivo ‘Bella Ma’, sotto la conduzione di Pierluigi Diaco su Rai2, ha dedicato uno spazio commemorativo profondamente sentito alle sei vittime italiane dell’incidente: Achille Barosi, Chiara Costanzo, Emanuele Galeppini, Riccardo Minghetti, Sofia Prosperi e Giovanni Tamburi. Le testimonianze raccolte durante la trasmissione hanno offerto uno sguardo intimo e personale su chi erano realmente questi ragazzi, andando oltre la cronaca per restituire umanità e dignità alla loro memoria.

L’omaggio a Emanuele Galeppini, astro nascente del golf italiano
Durante la trasmissione è stato presentato il logo commemorativo “In campo con Galep”, creato in onore di Emanuele Galeppini, giovane promessa del golf nazionale. Alessandro Cau, segretario sportivo del Circolo Golf e Tennis di Rapallo in provincia di Genova, ha illustrato l’iniziativa con profonda emozione, spiegando come il simbolo verrà apposto sulle divise di tutte le formazioni agonistiche del circolo per l’intera stagione sportiva. Questo gesto vuole garantire che Emanuele accompagni spiritualmente i giovani atleti in ogni competizione e allenamento.
L’allenatore Simone Brizzolari, collegato dalla struttura sportiva ligure, ha descritto il ragazzo come un talento emergente del panorama golfistico italiano, sottolineando le straordinarie prospettive di crescita che attendevano Emanuele. Con voce commossa, Brizzolari ha evidenziato la forza dimostrata dai genitori del giovane, capaci di trovare nella presenza del fratellino Eugenio un motivo per reagire a un dolore tanto devastante, trasformandolo in punto di riferimento per l’intera comunità sportiva.

Particolarmente toccante il ricordo condiviso da Flaminia, che ha descritto la quotidianità trascorsa con Emanuele attraverso piccoli gesti carichi di significato. La ragazza ha raccontato di come quasi ogni mattina scrivesse al giovane golfista per organizzare partite insieme o semplicemente per osservarlo durante gli allenamenti. Un episodio apparentemente banale è rimasto indelebile nella sua memoria: una signora che sorrise spontaneamente al saluto cortese di Emanuele, commentando con piacere come i giovani contemporanei raramente mostrassero tale educazione. Questa capacità di illuminare il volto altrui anche solo con un semplice saluto rappresenta l’essenza del carattere di Emanuele.
Gabriele ha invece condiviso un legame fraterno con il giovane scomparso, ricordando i quattro anni di amicizia costruita attraverso numerose trasferte sportive condivise. Il sorriso rassicurante di Emanuele e la sua innata capacità di alleggerire ogni situazione restano impressi nella memoria dell’amico, che ha espresso il desiderio che chiunque abbia conosciuto il ragazzo possa custodire e coltivare un frammento della sua personalità luminosa.

La comunità del liceo Righi di Bologna si stringe attorno a Giovanni Tamburi
I compagni di classe del liceo scientifico Augusto Righi di Bologna hanno composto una lettera di straordinaria intensità emotiva dedicata a Giovanni Tamburi, letta integralmente durante la puntata. Il testo inizia con una riflessione sulla inadeguatezza del linguaggio di fronte all’abisso del dolore, criticando la freddezza distaccata con cui i media hanno trattato la vicenda, riducendola a mera cronaca. Per gli studenti del Righi, Giovanni non rappresenta un semplice nome su un titolo giornalistico, ma un’anima che continua a pulsare tra i corridoi scolastici e nei pensieri di chi ha condiviso con lui il percorso formativo.

Il banco di Giovanni nella sua aula non è rimasto desolatamente vuoto, ma è stato trasformato in un altare spontaneo, ricoperto con devozione da rose bianche. Questo tributo silenzioso rappresenta un modo tangibile per preservare lo spazio che il ragazzo occupava nella vita scolastica quotidiana, testimoniando come la sua presenza rimanga intoccabile nel cuore pulsante delle lezioni. Ogni petalo esprime la convinzione che la bellezza di un fiore possa in qualche modo lenire il vuoto lasciato dal destino crudele.

L’intera città di Bologna ha partecipato al cordoglio quando, su iniziativa del sindaco, tutte le scuole cittadine hanno osservato un minuto di silenzio. Questo respiro collettivo sospeso nel tempo ha rappresentato un omaggio unanime a un’esistenza spezzata prematuramente. Ancor prima delle esequie formali, la comunità scolastica si è riunita in una veglia di preghiera e vicinanza, preparando spiritualmente i cuori all’addio più difficile.

Il consiglio studentesco ha dato voce a un bisogno profondo della comunità, richiedendo alla dirigenza scolastica e al corpo docente l’organizzazione di un’assemblea straordinaria. Questa iniziativa ha permesso all’intero istituto di fermarsi, consentendo a studenti sia della sede principale che della succursale di partecipare collettivamente alle esequie. In quel momento doloroso, il Righi ha cessato di essere un insieme frammentato di classi per trasformarsi in un’unica grande famiglia unita dal dolore e dall’affetto verso Giovanni.
La partecipazione massiccia al funerale, con l’intera scuola stretta attorno ai compagni più vicini, agli amici storici e ai familiari, ha trasformato la cerimonia in una potente testimonianza d’amore collettivo. Ma la comunità non ha sciolto l’abbraccio dopo le esequie ufficiali: la domenica successiva si è riunita nuovamente in un momento di raccoglimento puro, radunatasi all’ingresso della scuola per onorare Giovanni secondo modalità più personali e autentiche.

Le candele, la musica e i motori: l’ultimo saluto a Giovanni
Nel buio serale, centinaia di candele sono state disposte sul pavimento fino a comporre il nome Giovanni, mentre la luce tremolante dei ceri illuminava l’ingresso dell’edificio scolastico, creando un calore capace di sfidare simbolicamente l’oscurità del momento. In quel contesto carico di emozione, gli amici più stretti, i compagni di classe e il fratello hanno trovato il coraggio di rompere il silenzio, condividendo ricordi personali e frammenti di vita trascorsa insieme.
Sul piazzale sono risuonate le canzoni preferite di Giovanni, portate verso l’alto come preghiere musicali capaci di raggiungere dimensioni inaccessibili alle parole. Da ‘Fake Plastic Trees’ dei Radiohead ad ‘Albachiara’ di Vasco Rossi, passando per ‘Le luci della città’ di Coez, ‘Il mio canto libero’ di Lucio Battisti fino a ‘Sogna ragazzo sogna’ di Roberto Vecchioni, ogni brano veniva intonato sottovoce con partecipazione sincera e profonda. L’intensità emotiva sprigionata da quelle melodie tanto amate ha fatto scendere lacrime anche sui volti di coloro che non avevano conosciuto intimamente Giovanni.

Il momento conclusivo della commemorazione è stato segnato dal rombo potente dei motori, passione dominante del ragazzo, che ha squarciato il silenzio notturno come un grido di libertà e vitalità lanciato verso l’infinito. La lettera degli studenti sottolinea come questi gesti rappresentino qualcosa che sfugge alla comprensione superficiale dei mezzi di informazione: non si tratta della semplice reazione di una comunità che rifiuta di dimenticare, ma della consapevolezza che Giovanni costituisce l’anima stessa del Righi, destinata a vivere eternamente in ogni manifestazione di solidarietà, in ogni candela accesa, in ogni rosa che profuma la sua aula.
L’obiettivo dichiarato dalla comunità scolastica è preservare il ricordo non delle modalità della morte, ma dell’intensità con cui Giovanni ha vissuto e della profondità con cui ha influenzato le esistenze altrui. Gli studenti concludono affermando che finché saranno capaci di stringersi con tale forza, finché le sue canzoni risuoneranno nelle loro riunioni e il suo banco resterà costantemente fiorito, Giovanni non sarà mai davvero distante, rimanendo per sempre un ‘Righino’, una luce inestinguibile custodita dalla narrazione continua della sua storia.

Il dolore indescrivibile per Riccardo Minghetti

Marco Zangolini, migliore amico di Riccardo Minghetti, ha condiviso la sua testimonianza con ‘Bella Ma’ proprio nel giorno in cui Riccardo avrebbe compiuto diciassette anni. I due ragazzi si erano conosciuti al liceo, trovandosi compagni di classe, e fin dal primo incontro Marco aveva percepito la vivacità e l’energia straordinaria che caratterizzavano Riccardo. Quando il primo gennaio Marco ha scoperto attraverso un gruppo WhatsApp la possibilità che Riccardo fosse tra i dispersi della tragedia alpina, la sua reazione iniziale è stata di totale incredulità.
Dopo aver trovato il coraggio di contattare la sorella Matilde per ottenere conferme, Marco ha ricevuto la notizia devastante che si trattava effettivamente di Riccardo. Da quel momento ha sperimentato una sensazione che definisce indescrivibile, un dolore fisico localizzato allo stomaco. I successivi giorni di attesa, privi di informazioni concrete, sono stati un inferno psicologico protrattosi per quasi una settimana, fino alla comunicazione ufficiale che Riccardo figurava tra le vittime confermate.

Andrea Berenato, altro compagno di Riccardo, ha riflettuto sulla difficoltà per un diciassettenne di accettare che un coetaneo possa scomparire in modo tanto improvviso e drammatico. Sebbene fin dall’infanzia venga insegnato che l’unica certezza oltre alla nascita sia la morte, questa consapevolezza teorica si scontra brutalmente con la realtà quando riguarda persone della propria età. I ragazzi normalmente non muoiono, e certamente non in circostanze tanto tragiche.

Andrea ha descritto lo shock provato nel realizzare che una persona vista regolarmente a scuola fino a due settimane prima potesse aver subito un destino tanto crudele. La sera in cui ha saputo che Riccardo era tra i dispersi, spinto dall’ansia ma cercando di mantenere un tono leggero, ha scritto in chat chiedendo conferma che non si trattasse di lui. Quando ha notato che l’ultimo accesso di Riccardo risaliva all’una di notte e che i messaggi rimanevano senza risposta, è iniziata l’angosciante attesa della verità.

L’impegno del liceo Cannizzaro per elaborare il lutto
Teresa Santoro, vicepreside del liceo Cannizzaro di Roma frequentato da Riccardo, ha raccontato le iniziative messe in atto dall’istituto per supportare gli studenti nell’elaborazione del trauma. Al rientro a scuola il sette gennaio, i ragazzi sono stati accolti da psicologi professionisti incaricati di aiutarli ad affrontare il lutto collettivo. La dirigenza ha ritenuto fondamentale permettere agli studenti di partecipare alle esequie, e in occasione del compleanno di Riccardo ha istituito la giornata del ricordo, dedicata a tutti gli studenti scomparsi prematuramente.

L’istituto ha inoltre contattato la protezione civile per organizzare incontri formativi destinati a sensibilizzare gli studenti sui rischi ambientali e sulle corrette modalità di comportamento in situazioni di pericolo. Riguardo alla scomparsa di Riccardo, la vicepreside ha descritto come la comunità scolastica abbia reagito stringendosi reciprocamente, facendo forza l’uno sull’altro come accade nelle grandi famiglie, cercando gradualmente di tornare a una parvenza di normalità quotidiana.

Uno dei passaggi più significativi dell’omelia funebre è stato identificato nella frase che invita a raccogliere il testimone lasciato da Riccardo: l’amore incondizionato per la vita. Teresa Santoro ha sottolineato come Riccardo fosse un adolescente che amava raccontarsi, esprimendo apertamente le proprie paure e inquietudini, comprese quelle legate al rendimento scolastico. Le conversazioni con lui si concludevano invariabilmente con un sorriso, testimonianza della sua capacità di trovare leggerezza anche nelle preoccupazioni quotidiane.

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